La Nuova Ferrara

Ferrara

Pratiche a pagamento agli immigrati: a processo

Pratiche a pagamento agli immigrati: a processo

Tutti rinviati a giudizio. Una dipendente della Prefettura accusata di corruzione Il Ministero dell’Interno costituito parte civile per il «grave danno d’immagine»

2 MINUTI DI LETTURA





Tutti a processo per le pratiche veloci a pagamento. Ieri il gip Silvia Marini ha rinviato a giudizio la dipendente della Prefettura di Ferrara, Simona Granatiero, l’avvocatessa Silvia Baldassarre e tre imprenditrici cinesi accusate a vario titolo di aver organizzato una “filiera” per assicurare a immigrati il ricongiungimento familiare, fornendo carte false a pagamento al costo di 7-800 euro a pratica. Tra gli imputati anche una trentina di immigrati di cui uno, ieri, ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione. Al processo, che si aprirà il 26 aprile, ci sarà anche il Ministero dell’Interno costituito parte civile attraverso l’Avvocatura dello Stato per il grave danno di immagine derivato dalla vicenda. Secondo l’accusa (l’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante) a gestire concretamente il servizio di fornitura di carte false “chiavi in mano” erano tre cittadine cinesi: Xia Lihong (detta Li), titolare di un ristorante in via Garibaldi a Ferrara, Xiang Aimei (detta Ketty), titolare di un ristorante a Porto Garibaldi e Xia Xinwei (setta Silvia) titolare del bar Novecento.Per loro l’accusa è di falso ideologico e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’impiegata della Prefettura Simona Granatiero la procura contesta invece la corruzione perché avrebbe ottenuto denaro, favori e regali per avallare le pratiche illecite. Di favoreggimento dell’immigrazione clandestina deve invece rispondere l’avvocatessa Silvia Baldassarre.

L'indagine era partita nel 2012, dalla denuncia di una filippina che diceva di essere stata truffata e che aveva pagato senza ottenere la pratica. Poi le indagini hanno appurato che non era vittima ma faceva parte lei stessa del giro. Le indagini si sono concentrate su oltre 200 persone, hanno visto intercettazioni per 7000 telefonate, con difficoltà nelle traduzioni visti i dialoghi in cinese. Secondo gli accertamento di procura e Squadra mobile, il giro di denaro era di oltre 150 mila euro. Nella “quota” richiesta per la pratica era compresa anche la messa a disposizione di case in affitto, condizione indispensabile per ottenere il ricongiungimento, ma anche le residenze erano fittizie.

«Speravamo in un esito diverso, affronteremo il dibattimento», si limita a commentare l’avvocato Salvatore Mirabile, difensore di Simona Granatiero. Quest’ultima, che continua a lavorare in Prefettura seppure con un demansionamento, ha sempre respinto tutte le accuse, sostenendo tra l’altro che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, confezionare pratiche illecite lavorando in ufficio a stretto contatto con i colleghi. Nessuno degli altri stranieri coimputati ha ammesso di averle dato denaro. Tutti tranne la donna filippina da cui sono partite le indagini, e che a sua volta è stata denunciata per calunnia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google