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Il dramma rimbalza di classe in classe, compagni sbigottiti

Il dramma rimbalza di classe in classe, compagni sbigottiti

Confronto ragazzi-prof, ma non si trovano parole adeguate Riccardo è per tutti un timido, l’amico un mago dei motori

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Nel piazzale dell’istituto di istruzione secondaria “Guido Monaco di Pomposa” di Codigoro, ieri mattina il via vai di giornalisti e troupe televisive era incessante. Tra gli studenti prevalgono sentimenti contrastanti, dallo sconcerto alla rabbia, dalla condanna per un gesto tanto efferato, quanto inspiegabile, sino alla voglia di non parlare più della tragedia, piombata come un fulmine a ciel sereno nella loro routine scolastica.

Luca Vecchiattini, 18 anni, frequenta la VA dell’Iti (indirizzo tecnico-informatico del polo codigorese). «È una cosa senza senso quella che è avvenuta – ammette il ragazzo - io conosco chi avrebbe ucciso, sembrava uno a posto, ci si vedeva soprattutto in estate, al bar, in giro, ma non so cosa gli sia balenato per la testa». Anche Nicolò Agnelli, 18enne di Mesola, compagno di classe di Luca, non sa capacitarsi del dramma che sta coinvolgendo tante famiglie tra Pontelangorino e Caprile.

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«Era un tipo che stava sempre sulle sue, taciturno, grande appassionato di motori, ma sembrava comunque un ragazzo tranquillo – interviene Nicolò - So che tifa per il Milan e che la scorsa estate frequentava una ragazza». Mattia Gradara, 18enne di Codigoro, riconosce che «purtroppo questa tragedia è l’argomento fisso di questi giorni. Ne parliamo anche con gli insegnanti – dichiara il giovane - ma c’è poco da dire. È un fatto che ci ha lasciati tutti di stucco». Fabio Beccari frequenta l’indirizzo pesca dell’istituto “Guido Monaco di Pomposa” ed ha avuto come compagno di classe sino al giorno della tragedia, proprio uno dei ragazzi arrestati, ora accusato di duplice omicidio premeditato. «Era in classe con me e sembrava un ragazzo tranquillo – ricorda Fabio - gli piaceva la meccanica e l’ho visto per l’ultima volta proprio lunedì a scuola. Mi sembra impossibile che possa aver commesso un gesto simile. Fatico a crederci».

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Jessica Fogli di Comacchio, frequenta la IV C e ricorda Riccardo, figlio della coppia uccisa come «un ragazzo timido, ma lo conoscevo solo di vista. Da tre giorni si parla solo di quello che è successo – prosegue Jessica -, ma anche se siamo molto giovani per noi la scuola e la famiglia sono i punti di riferimento ferrei. Ci mancherebbe!». Giuseppe Ferrara Currò, 18 anni pure lui come Jessica, con uno sguardo che vale più di mille parole, si affretta a salire sul bus, confermando che “con gli insegnanti si parla, ma non solo di quello che è successo, che resta incomprensibile».

katia Romagnoli

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