L’allarme ladri e quella telefonata: maldestri tentativi di depistaggio
Avevano pensato a tutto o quasi. Volevano sbarazzarsi non solo dell’arma usata per uccidere, l’ascia - come poi hanno fatto con i vestiti sporchi di sangue, gettati in un canale a Caprile - ma anche...
Avevano pensato a tutto o quasi. Volevano sbarazzarsi non solo dell’arma usata per uccidere, l’ascia - come poi hanno fatto con i vestiti sporchi di sangue, gettati in un canale a Caprile - ma anche dei corpi di moglie e marito, dei genitori di Riccardo: gettarli in un canale e sperare che non venissero più trovati. Avevano pensato di lasciar fuori Riccardo dalla scena del delitto: e infatti del figlio 16enne delle vittime, non ci sono tracce nella casa della morte, la villetta di Pontelangorino scandagliata anche per tutta la giornata di ieri dalla Scientifica dei carabinieri a caccia di riscontri, ulteriori, per blindare del tutto la confessione dei due ragazzi assassini.
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Riccardo doveva costruirsi un alibi, per non esser sospettato, non doveva esser nella casa dei suoi genitori, dove lui di fatto non viveva, preferendo la dependance a ridosso della casa, perché gli permetteva di essere più libero, autonomo e non subire pressioni e altro da padre e madre. A uccidere materialmente i coniugi Vincelli è stato “solo” M. anche se ovviamente non si possono fare distinzioni dal punto di vista della responsabilità, penale e morale, in questa bruttissima storia ferrarese. Poi quando M. non è più riuscito a gestire la situazione, dopo aver fracassato la testa ai coniugi Vincelli, ecco rientrare in scena Riccardo, per tentare di aiutarlo.
O meglio innescare il depistaggio. Prima coi sacchetti di plastica con cui hanno “incappucciato” (termine usato dallo stesso procuratore Cherchi) le teste delle due vittime, per non lasciare tracce, forse per far pensare davvero a qualcuno che volesse rubare e poi ha ucciso, come accade spesso negli assalti in villa.
E infine quella telefonata (triste copione di tanti altri drammi familiari in questi ultimi 20 anni), l’allarme lanciato: «Ho trovato i corpi dei miei genitori, sono stati uccisi da qualcuno». Chi? «Ho visto un’auto sospetta in questi giorni attorno casa, hanno rubato un mazzo di chiavi che non si trova più», le spiegazioni date ai carabinieri. Una messa in scena che non ha tenuto, traballante, e alla fine è crollata addosso a lui, Riccardo e all’amico, il killer, trasformandosi in un arresto per duplice omicidio premeditato.
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