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Parenti gelati dal dolore. Il vescovo: funerali qui

di Annarita Bova
Parenti gelati dal dolore. Il vescovo: funerali qui

Il parroco: se la famiglia deciderà per Torino, andremo in corriera

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Hanno parcheggiato la macchina davanti al cancello della casa di don Marco, vicino alla grande chiesa a Pontelangorino. Un uomo e una donna sono scesi di fretta, lasciando seduti sul sedile dietro dei ragazzini con un adulto. Sono stati dentro a lungo, o forse in queste lunghe giornate gelide lo scandire del tempo non esiste più.

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Alle 12 sono usciti quasi di corsa, il volto deformato dal dolore e l’espressione di chi deve fare quello che non avrebbe mai voluto. Sono i parenti di Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli, arrivati da Torino e obbligati ad una serie di pratiche burocratiche. Di parlare non hanno voglia, chiedono di essere lasciati soli e aperto il cancello volano in auto e vanno via.

«Non è il momento - invita don Marco - Sono davvero a terra, uno strazio». E gli occhi diventano lucidi.

A Pontelangorino c’è anche il fratellastro di Riccardo, Alessandro che abita e studia a Torino. «È arrivato la sera stessa - spiega la proprietaria della villetta, la signora Elvia Succi Leonelli - ed è rimasto qui anche il giorno dopo. Noi non lo conosciamo, anche perché la sua famiglia ha abitato a Caprile fino a qualche mese fa».

Mentre il paese parla, vuole sfogarsi così da liberarsi in qualche modo dall’orrore, i parenti non ce la fanno a proferire parola. E a nessuno in situazioni del genere va di insistere. «La mia comunità è sconvolta - va avanti don Marco - e non potrebbe essere altrimenti. Come si reagisce davanti a un fatto così grave?».

E se don Marco così come tutti coloro che hanno fede possono trovare conforto nella religione, chi non ha punti di riferimento sembra muoversi nella nebbia. I ragazzini, amici e compagni di classe, avranno forse bisogno di supporti forti, di sentire vicino il calore delle famiglie mentre i loro genitori saranno terrorizzati e si staranno facendo domande su domande.

Le telecamere restano puntate sulla villetta, e nei bar (tanti) della minuscola frazione si danno il cambio giornalisti, fotografi, uomini delle forze dell’ordine e tecnici di ogni tipo.

L’immagine del paese è surreale, la tensione è altissima. C’è chi chiede tregua e chi invece resta un fiume in piena. «Andiamoci piano, tutti - ribadisce don Marco - tante storie si sono intrecciate e continueranno a intrecciarsi in questa vicenda ma dobbiamo imparare a rispettare il dolore degli altri». «Se ne sono dette tante e lo capisco anche, ma questa non è comunità perduta, anzi. Le proposte educative ci sono, la maggior parte dei ragazzi ha un comportamento impeccabile. Certo, la nostra attenzione deve essere rivolta a color che si perdono ed è proprio in questa direzione che cercheremo di muoverci».

Il prete ha sempre un ruolo centrale, soprattutto nelle piccole comunità. Ed è sempre don Marco che si sta occupando di vari aspetti. In primo luogo la fiaccolta organizzata per sabato alle 21. Il corteo partirà dalla chiesa e arriverà alla villetta dove si osserveranno alcuni minuti di silenzio, per poi tornare indietro per le vie del paese. «Ci serve come momento di raccoglimento, dobbiamo ritrovarci e invito tutte le famiglie a partecipare, anche dai paesi vicini». Sui funerali, invece è ancora tutto da decidere. «La famiglia sta pensando di farli a Torino, città d’origine di Nunzia e Salvatore (quest’ultimo ci ha abitato fin da quando era piccolo ma è di origini meridionali) ma potrebbero anche essere celebrati qui a Pontelangorino, perché comunque la loro vita è stata anche in questo paese».

In realtà, «il vescovo monsignor Negri ha espresso la volontà di voler celebrare i funerali a Ferrara, in duomo, in una cerimonia solenne e in un luogo in grado di ospitare quanta più gente possibile. Vedremo, a decidere dovranno essere solo i parenti più stretti». E se per caso la città sarà Torino, «ho già pronta la mia corriera, quella grande parcheggiata in cortile - mostra don Marco - La guido sempre io e questa volta lo farò più che volentieri perché saranno tanti coloro che vorranno far sentire il proprio affetto e la propria vicinanza. Terrò informati tutti, magari durante la messa, vedremo».

I coniugi uccisi sono stati ricordati durante diverse funzioni in tutto il comune. Ed un pensiero, come è naturale che sia, è andato anche a quei due ragazzi che in questo momento staranno iniziando a fare i conti con la realtà e con quello che sarà il loro futuro. «Ho il cuore spezzato. Tutti lo abbiamo. Gli amici, i loro genitori, i parenti. Bisognerà ricominciare a guardarsi in faccia, a fidarsi gli uni degli altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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