«Così Pierluigi non poteva sopravvivere»
Il medico-legale Gaudio: morto soffocato con nastro in bocca, una t-shirt sulla testa e 8 giri di nastro
Con la sua perizia medico-legale ha fissato la morte di Tartari tra le 5 e le 8 ore dopo l’ultimo pasto: verosimilmente del 19.30, dunque a cavallo di mezzanotte tra 9/10 settembre 2015. Maria Rosa Gaudio ieri ha illustrato ai giudici della Corte d’assise come è morto Tartari, meglio ancora spiegando come non sarebbe potuto sopravvivere. «Abbiamo trovato nella bocca (tra mandibola superiore e inferiore, ndr) nastro di carta, con un giro di tre volte. Poi il capo era avvolto da un maglietta t-shirt tutta attorno alla testa e annodata ben stretta». Ma non finisce qui la galleria degli orrori, perchè già così Tartari non poteva respirare, e allora la banda di Pajdelk, Fiti e Ruszo, pensano bene di fissare tutto con 8 giri di altro nastro di plastica attorno al cavo orale: «Faccio fatica a pensare che qualcuno in questa situazione potesse sopravvivere». La sua testimonianza è tecnica, puntuale, precisa, scientifica. Si cruccia per aver dato un orario all’ultimo pasto, un dato non certo, prendendo spunto dagli atti, come fanno, però, tutti i medici legali del mondo. Poi parla di ipostasi, i segni trovati sul corpo di Tartari trovati (dove il sangue si ferma dopo la morte) che indicano che sono comparsi ore dopo la morte: quindi nel tugurio. Dove c’erano colonie di larve della decomposizione, studiate approfonditamente. Fattori che hanno proposto a lei e collaboratori il dato che Tartari morì nel tugurio. Non in casa, come le difese sostengono, per tentare anche la carta dell’omicidio preterintenzionale.
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