Ortofrutta a tutto export ma l’Europa non basta più
Vendite all’estero in crescita del 5,8%. Bisogna però puntare su Cina e Far East Macchi (Cso): fondamentale la nostra base dati, patrimonio da non disperdere
I consumi dell’ortofrutta fresca sono in crescita seppur lieve, con ricerca di prodotti salutari. Il problema è la divaricazione tra la produzione elevata e il mercato che diventa sempre più protezionistico con gli accordi commerciali fra Europa e resto del mondo subiscono spesso dei rallentamenti. È quanto emerso nella giornata di lavoro nella quale il Centro servizi ortofrutticoli ha presentato i numeri dell’ortofrutta italiana. «Non basta più solamente fare sistema, oggi – afferma il presidente Cso, Paolo Bruni - occorre una vera e propria pressione di rappresentatività dell’ortofrutta in Europa che tuteli i produttori ma anche i consumatori che potranno trarre beneficio da una politica agricola europea che difenda i consumi di ortofrutta, la sostenibilità ambientale, l’abbassamento delle emissioni di CO2. Occorre spingere l’acceleratore sui trattati di commercio mondiale per ampliare i nostri mercati di sbocco e diventa indispensabile un coordinamento europeo anche sostanziale. La Cina sarà fondamentale nei prossimi anni anche per l’ortofrutta e come Cso Italy abbiamo in corso un importante progetto europeo per promuovere l’export ortofrutticolo, ma serve anche recuperare il mercato interno».
Sul fronte produttivo l’annata si prospetta migliore della precedente sia per le pere (la produzione più “ferrarese” che c’è) che per il kiwi grazie ad una offerta meno consistente ed una qualità dei prodotti ottimale, ma «abbiamo urgente necessità, come settore, d’informazioni corrette per elaborare strategie - ha aggiunto Elisa Macchi, direttore del centro - Il Cso possiede una base documentale unica in Italia supportata dalle informazioni dei soci, non dobbiamo disperdere questo patrimonio».
I prossimi mesi vedono all’ordine del giorno dell’agenda europea importanti dossier, ha fatto presente Paolo De Castro, della commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. Sul versante interno, semplificazioni ottenibili con il regolamento omnibus e la riforma Pac post-2020. Sul versante esterno, dopo il congelamento del Trattato inter-atlantico è stata data un’importante accelerata agli altri accordi commerciali. Il Ceta, l’accordo commerciale con il Canada, sarà ratificato a febbraio ed è in dirittura d'arrivo anche l’accordo con il Giappone. Infine nei prossimi mesi si avvieranno i negoziati con l’Australia e la Nuova Zelanda. «Tutti questi accordi si riferiscono a mercati importanti per gli sbocchi commerciali italiani: sta ora al nostro settore ortofrutticolo - ha concluso De Castro - essere in grado di fare sistema per saper cogliere al meglio le opportunità».
Per Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, «nonostante le numerose difficoltà l’export di ortofrutta continua a crescere e i dati aggiornati a settembre indicano un +5,8% in quantità ed un +4,5% in valore. E’ legittimo prevedere che il fatturato consuntivo del 2016 superi ampiamente il brillante risultato raggiunto nel 2015 di 4,5 miliardi». Restano però i problemi di stagnazione dei consumi, competitività, embargo russo, instabilità politica nei paesi del bacino sud del Mediterraneo. Considerato che il mercato europeo è ormai saturo, diventa sempre più impellente allargare gli orizzonti e concentrare gli sforzi per l’apertura di nuovi mercati. Salvi punta «in particolare ai paesi del Far East, dove il Pil continua a crescere in misura doppia o tripla rispetto all’Europa».
Per Davide Vernocchi, presidente Aci ortofrutta, diventa «ancora più impellente il rafforzamento del ruolo della Comunità europea considerati gli incalcolabili danni economici che il comparto ha subito negli ultimi tempi». Mentre la ricetta di Simona Caselli, assessore regionale all’Agricoltura e presidente Areflh, l’associazione delle regioni ortofrutticole europee, è «più aggregazione produttiva e commerciale per vincere la sfida dei mercati; più ricerca e innovazione varietale; più promozione. É una sfida che si gioca anche a livello europeo. Tra i temi al centro del mio mandato in Areflh vi sono il rafforzamento delle organizzazioni di produttori a livello transnazionale, per aumentarne la capacità contrattuale nei confronti della grande distribuzione e la forza di penetrazione in nuovi paesi; una nuova Ocm ortofrutta più dinamica e flessibile e la questione delle barriere fitosanitarie che troppo spesso agiscono come vere barriere commerciali». Sul fronte della ricerca l’Emilia-Romagna è in prima fila, «grazie alla novità dei Gruppi operativi per l’innovazione mettiamo a disposizione nei diversi settori 50 milioni di euro per aumentare la qualità dei prodotti e delle tecniche di produzione».
Il vice ministro per le Politiche agricole Andrea Olivero ha concluso i lavori: «I nuovi scenari confermano le scelte operate in questi anni per il rafforzamento delle produzioni italiane sui mercati mondiali e rilanciano l’impegno del Tavolo per l’internazionalizzazione dell’agroalimentare, sostenuto con il Mise, per accompagnare le strategie di crescita dell’ortofrutta, asse portante dell’agroalimentare italiano».
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