I ladri tornano a colpire le automobili parcheggiate
Argenta, nove le macchine ‘visitate’ tra via Galvani, la zona peep e via De Roberti Misero il bottino che conta pochi euro e alcune paia d’occhiali, ma ingenti i danni
ARGENTA. Per il momento sembrano lontano gli incendi alle autovetture parcheggiate, ma l’ultimo raid notturno ad Argenta ha provocato parecchia rabbia, oltre che la necessità di pagare denaro per sistemare le vetture. Perché è stato più il danno provocato alle auto che il valore della merce rubata.
L’elenco delle refurtiva, infatti, parla di due paia d’occhiali e pochi euro, spiccioli o giù di lì... insomma, roba da poco. Se, invece, i proprietari delle automobili che hanno subìto la rottura dei vetri laterali ad Argenta, si presenteranno ai carrozzieri per la sostituzione - con il freddo di questi giorni sarà necessario farlo presto -, allora le centinaia di euro non si contano sul palmo della mano. Dunque, a distanza di due mesi sono tornati in azione ad Argenta i topi d’auto.
Dopo Ferrara e qualche Comune della provincia, anche del territorio Bolognese, i malviventi l’altra notte sono tornati a colpire nella stessa zona: hanno iniziato da dietro la caserma dei carabinieri per finire nella zona peep di Argenta. Il bilancio, come detto, è di sette automobili con i vetri rotti e due aperte senza effrazione.
Due auto di grossa cilindrata erano parcheggiate in via Galvani, dietro la caserma: sono andati in frantumi due vetri laterali; anche nelle altre cinque in sosta davanti ad una casa in via Previati, nella zona peep, è stato spaccato il vetro.
Oltre a questi danneggiamenti con furto, da quanto si è saputo, l’elenco di denunce ai carabinieri parla di altre due auto, di cui una in via De Roberti, aperte senza effrazione ma semplicemente rovistando ovunque senza trovare granché. Il raid ha subito trovato posto sui social o gruppi dedicati con l’inevitabile e giustificata arrabbiatura dei danneggiati, gli stessi che ieri mattina, sono andati nella caserma di via Nazionale per presentare la regolare denuncia.
Giorgio Carnaroli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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