«La creatività dei ragazzi importante per il loro futuro»
«Nulla è più utile di studi che non hanno nessuna utilità». Si potrebbe racchiudere in queste parole il senso dell'intervista alla professoressa Francesca Papaleo, insegnante di latino e greco al...
«Nulla è più utile di studi che non hanno nessuna utilità».
Si potrebbe racchiudere in queste parole il senso dell'intervista alla professoressa Francesca Papaleo, insegnante di latino e greco al Liceo Ariosto di Ferrara e referente della manifestazione “La notte nazionale del liceo classico” che si è svolta venerdì nella sede di via Arianuova.
Che cos'è la notte nazionale del liceo classico?
«È una manifestazione ideata da un collega insegnante di Catania, Rocco Schembra, tre anni fa, e nel tempo ha acquistato una grande popolarità a livello nazionale. Sorprendentemente, la comunicazione tra gli insegnanti dei vari licei è avvenuta tramite un gruppo chiuso di Facebook dove si condividono idee, proposte, esperienze e passioni. E quindi, l'iniziativa è volta a sfatare i pregiudizi dell'opinione pubblica riguardanti questo indirizzo di studi, che lo portano ad un calo delle iscrizioni».
Quale è stato il programma della serata che è stato molto partecipato?
«Il programma è stato molto ricco. Gli studenti del ginnasio infatti non sono alieni, ma pieni di iniziativa e creatività, che mettono in pratica in questa serata recitando, danzando, suonando, ideando mostre fotografiche, prendendo spunto dalle opere classiche. I ragazzi si sono sbizzarriti rielaborando contenuti che hanno trattato in classe. Per loro è stata una bella sfida. È stato anche un modo per unire gli studenti delle diverse classi».
Quali valori possono avere i classici oggi?
«Per me sono sempre una scoperta. Sono 40 anni che studio il greco ed ogni volta che leggo un'opera riscopro nuovi concetti. Inoltre, essi ci pongono davanti a domande diverse nelle fasi diverse della nostra vita. Sono sempre attuali. Per esempio, i ragazzi sono stati capaci di riproporre Cicerone in chiave rap».
Che cosa vede nel futuro del liceo classico?
«Io vedo orizzonti radiosi perché il liceo classico non insegna discipline antiquate. Tradurre le lingue classiche infatti prevede un approccio scientifico applicabile a qualsiasi contenuto. Le doti che sono richieste nel mondo del lavoro come il problem solving o la flessibilità, sono competenze che nel liceo classico sono molto coltivate».
Che cosa consiglierebbe ad un ragazzo di terza media per il suo futuro scolastico?
«Se è disposto a studiare seriamente con impegno e con costanza, il liceo classico può essere una scelta possibile. Non si impara un mestiere, ma si alimentano la curiosità e la voglia di imparare per un futuro universitario. Non pensi che nella vita servano solo le discipline che ci insegnano a “fare”, ma anche quelle che ci insegnano ad “essere”. E allora quando si è, si scopre che si può fare qualsiasi cosa».
Chiara Marchesin
e Francesca Menegatti
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