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La ricerca di classici è il passato che ritorna

La ricerca di classici è il passato che ritorna

Venerdì si è svolta all’Ariosto una serata ricca di spunti culturali Dal dibattito sul latino e il greco, alle rappresentazioni teatrali

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«Le inquietudini intellettuali sono quelle che ci fanno restare uomini». È questo che significa appartenere al liceo classico, voler conoscere noi stessi e la realtà che ci circonda, in un mondo reso problematico dal dubbio. Questo è stato l'argomento protagonista della serata di venerdì 13 gennaio, in cui si è svolta la terza edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico presso il Liceo Ariosto. La manifestazione, che si è protratta dalle 18 alle 24 contemporaneamente in tutti i 388 licei italiani aderenti all'iniziativa, è stata inaugurata dalla lettura dei versi 332-364 dell'Antigone di Sofocle e dalla proiezione del video del cosiddetto “inno del liceo classico”, realizzato da Francesco Rainero, ventunenne fiorentino ed ex studente del Liceo Galileo.

Successivamente Leonardo Fiorentini, dottore di ricerca in letteratura greca, nonché ex studente dell'Ariosto, assieme alla professoressa Francesca Papaleo, ha aperto e coordinato il dibattito, tenuto durante la Tavola Rotonda, in cui sono stati trattati temi d'attualità messi a confronto con i poemi classici.

Spesso il latino e il greco vengono considerate lingue “morte! e appartenenti al passato, ma in realtà è proprio questa caratteristica che le rende uno strumento utile per trovare delle risposte alle domande del presente. «I classici sono contro di noi, con noi e ci parlano, questa è la cosa straordinaria di cui disponiamo» sostiene Alberto Camerotto, docente di Lingua e Letteratura greca presso il Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente della Facoltà di Lettere e Filosofia di Ca' Foscari. Insieme a Camerotto, ha partecipato al dibattito Marcella Farioli, docente di materie letterarie nei licei e dottore di ricerca in Filologia e storia del mondo classico, che condivide l'opinione del professore in quanto, anche a suo giudizio, i classici non possono essere intesi solo come radici del mondo moderno: sono diversi, complessi e caleidoscopici rispetto alla piattezza della nostra società.

È proprio questa società che deve affrontare numerosi problemi mentre sta collassando. Uno fra tutti quello dell'accoglienza dei migranti, che sta mettendo in difficoltà l'Europa, e che appare senza soluzioni. In realtà, quello del rapporto con gli stranieri è un tema ricorrente anche nella classicità. In effetti, nell'Odissea ritroviamo una civiltà che crede nella philoxenia, ovvero il dovere di ospitalità, come nell'episodio in cui Odisseo, naufrago lontano dalla sua terra, è accolto dai Feaci con un suntuoso banchetto. Durante questo, alla fine del canto dell'aedo in cui vengono scherniti gli dei, i convitati scoppiano in una fragorosa risata. Proprio il riso è un altro tema affrontato nel corso del dibattito.

Da sempre, la risata è sia un motivo di sfogo, che permette agli assetti sociali di conservarsi, sia la proiezione di un valore collettivo: si ride insieme per dissacrare l'oggetto di cui si sta ridendo. «Noi siamo uomini perché sappiamo ridere. Il riso è una reazione fisica incontenibile ed espressione di una sinapsi logica, per cui è intelligenza», ha osservato Camerotto. Quindi cosa dobbiamo ricercare nei classici? Con la loro guida, possiamo non solo andare alla ricerca della nostra identità, ma anche confrontarci con tutte le infinite possibilità che ci vengono offerte, e trovare delle risposte per un futuro migliore, costituito dalla sinergia tra molteplici civiltà, in cui l'Europa dia il suo contributo.

Ines Ammirati e Laura Oppi

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