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Rivolta degli azzerati «Per Carife vogliamo il rimborso integrale»

Cappellari e Tarroni scrivono con toni duri ai parlamentari «Dopo Mps basta discriminazioni». Una replica a Marattin

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Sono furibondi, gli azzerati Carife, per la «forte discriminazione» che hanno subìto rispetto ai risparmiatori delle altre banche in crisi per le quali si prospettano interventi di tipo pubblico. Mettono da parte i toni moderati e tornano a chiedere tutto, cioè «il rimborso totale di quanto perso con le obbligazioni subordinate, e l’emissione di azioni-warrant per risarcire in parte gli azionisti», cioè la piattaforma della manifestazione del Teatro Comunale, che nel tempo era stata un po’ diluita. Cos’è cambiato per Amici e Azzerati Carife, le due associazioni che hanno firmato le richieste di emendamento al decreto Salva-Mps inviate ieri ai quattro parlamentari ferraresi? «È cambiato che nelle ultime settimane abbiamo visto di tutto - commentano all’unisono i due coordinatori Marco Cappellari e Mirko Tarroni - Mps è stata salvata con un maxi-intervento dello Stato, che nel nostro caso sarebbe stato vietato dall’Ue, mentre Caricesena e le banche venete sono state aiutate senza azzeramenti per i risparmiatori».

Nella lettera inviata a Alessandro Bratti, Maria Teresa Bertuzzi, Paola Boldrini e Vittorio Ferraresi, oltre che al sindaco Tiziano Tagliani, gli azzerati hanno inserito anche uno schema di confronto tra il trattamento riservato al risparmiatore Carife, e quelli, tutti più tutelanti anche se diversi tra loro, ottenuti dai “colleghi” delle altre banche. A quanto riportato nel grafico qui sopra c’è da aggiungere che gli obbligazionisti sub istituzionali di Mps saranno rimborsati al 75%, compresi gli acquirenti dal mercato secondario a prezzi stracciati i quali potranno addirittura... guadagnarci (hai comprato a 50 e viene rimborsato al 75); che le banche venete proporranno agli azionisti un rimborso al 15% del valore di acquisto; e, naturalmente, che anche i dipendenti Carife stanno pagando un prezzo salato, con il taglio di almeno 300 dipendenti su 850.

«Le altre banche non erano messe male come Carife? Ma è proprio questo il problema - ribatte Tarroni - Pensate che l’Ue ha negato una proroga di 20 giorni per l’aumento di capitale Mps perché questo brevissimo periodo avrebbe mandato in difficoltà la banca. Ebbene, con Carife sono stati fatti passare mesi senza intervenire, dall’assemblea sulla ricapitalizzazione, e la banca è naturalmente andata in grande difficoltà. Prendere come punto di riferimento il 22 novembre 2015, come fa Luigi Marattin per offuscare le responsabilità del governo, ha fatto arrabbiare tanti di noi: le colpe degli ex amministratori sono innegabili, ma ancora a ottobre il Fitd affermava che la ricapitalizzazione serviva a salvare la banca. La sentenza del Tar che ha confermato la risoluzione? Ripeto, non può cancellare le colpe del governo e attenuare le nostre rivendicazioni, come del resto è inaccettabile che solo meno della metà delle somme azzerate vengano rimborsate dal Fitd. Se non arriveranno risposte sarà mobilitazione».

L’emendamento dei ferraresi chiede appunto la riapertura del decreto rimborsi «per dar modo a tutti gli obbligazionisti di ottenere il rimborso integrale», senza paletti di alcun genere nè necessità di presentare domanda. Gli obbligazionisti istituzionali, inoltre, «saranno rimborsati al 75%». Chi ha già ottenuto l’80%, naturalmente, dovrebbe essere messo nelle condizioni d’incassare anche il rimanente 20%. Per quanto riguarda gli azionisti, Cappellari e Tarroni chiedono «l’attribuzione, a titolo gratuito, di azioni delle banche ponte (Nuova Carife e le altre tre) aventi diritti patrimoniali e non diritto di voto, per un valore rapportato alle somme originariamente impiegate per l’acquisto delle azioni delle banche sottoposte a risoluzione, a favore di tutti gli azionisti retail» dei 4 istituti ora in liquidazione coatta amministrativa. Ancora, si chiede «l’attribuzione volontaria, a titolo gratuito, da parte delle banche ponte, a favore degli azionisti retail delle 4 banche ora in liquidazione coatta amministrativa, di warrant», come quelli deliberati dall’assemblea del 30 luglio 2015 e «in grado di restare in vita indipendentemente dai futuri passaggi societari».

Stefano Ciervo

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