«Migranti, un’opportunità che ci viene offerta»
Il messaggio del vescovo Negri alla diocesi nella giornata del rifugiato «L’accoglienza non è una soluzione, ma l’inizio di un cammino di integrazione»
Carissimi figli e figlie della Chiesa particolare di Ferrara-Comacchio,
siamo oggi invitati, con un’urgenza che matura, si modifica e si aggrava di giorno in giorno, a prenderci sempre più a cuore i nostri fratelli e sorelle migranti sul nostro territorio, dentro la trama delle vicende quotidiane della nostra vita, cercando di affrontare in modo positivo e pacifico le innegabili difficoltà che pesano su un tessuto sociale ormai sostanzialmente infragilito da tante e tante altre cause di cui la povertà è la più grave.
Non possiamo non guardare, alla luce del messaggio di Papa Francesco, a questa presenza come a un dato da riconoscere e da accogliere nella sua diversità ma che provoca la nostra intelligenza e il nostro cuore, la nostra cultura, la nostra sensibilità umana e sociale ad un gesto di accoglienza che, per tutto quello che può, restituisca a questi nostri fratelli e sorelle anche solo un inizio di dignitosa ospitalità. Accogliere non è una cosa facile ed esige che ciascuno di noi faccia obiettivamente posto nella sua vita a presenze impreviste, a presenze diverse, a presenze che possono porre anche dei problemi che talora, sotto l’urto delle varie demagogie che si dividono la coscienza e il cuore del nostro Paese, sembrano irrisolvibili.
Accogliere chi arriva per incominciare un cammino di conoscenza reciproca, un cammino di simpatia, magari proprio per le diversità di cui questa presenza è caratterizzata.
Un’accoglienza che inizi un percorso di conoscenza reciproca, di rispetto reciproco che si fa carico di individuare le obiettive condizioni di vita materiale e di vita culturale, perché questa accoglienza sia un elemento positivo che inizia una storia.
Ho detto più volte - non molto ascoltato a causa della superficialità che domina tutti i livelli della nostra vita - che l’accoglienza non è la soluzione, perché una vera accoglienza dovrebbe mettere le condizioni affinché ci sia un cammino d’integrazione nel rispetto reciproco delle diversità.
Per questa ragione non possiamo non chiederci come aiutare i nostri fratelli migranti e rifugiati a cogliere gli aspetti essenziali della nostra tradizione etica, culturale e sociale; ad individuare insieme a noi quei punti di riferimento sostanziali per la vita della persona e della famiglia che rendano il più possibile benevola l’accoglienza stessa.
Un’accoglienza che non è capace nel tempo - secondo un cammino lungo, graduale e che deve essere continuamente ripreso, che non deve accettare lo scoraggiamento delle fatiche e anche delle sconfitte - di consentire di aprirsi e conoscersi reciprocamente, non è una vera accoglienza.
Questo è stato l’intendimento della nostra Diocesi, che sul problema specifico non è seconda a nessuno in Regione, né dal punto di vista materiale né dal punto di vista numerico, né tanto meno dal punto di vista della qualità dei servizi erogati; ma tutto ciò, siccome non siamo superficiali o demagogici, non lo consideriamo un punto di arrivo, bensì un punto di partenza, affinché quello che abbiamo già fatto sia l’inizio di un cammino più ampio, più significativo, più faticoso ma più positivo.
Invito tutti voi a considerare, in questa giornata, i nostri fratelli e sorelle migranti come un’opportunità che ci viene offerta per esprimere ancora più profondamente la nostra identità cristiana e la nostra capacità di missione.
Un ringraziamento particolare a tutti coloro che in Diocesi si adoperano per il raggiungimento degli intendimenti sopra espressi, dalla Caritas a tutte le strutture e associazioni che in questi anni hanno dato il meglio di sé perché ogni cosa si svolgesse nel modo più positivo possibile.
*Arcivescovo
di Ferrara-Comacchio
e Abate di Pomposa
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