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Scacciato a colpi di bottiglia di plastica

Scacciato a colpi di bottiglia di plastica

Fallisce l’assalto alla tabaccheria. Il bandito dagli occhi azzurri fugge a mani vuote e travolge una pila di giocattoli

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«Dammi i soldi o ti sparo!» «Ma va là, cosa vuoi sparare, vattene via». È finita così, a colpi di bottiglia di plastica da un litro e mezzo, la settima impresa (fallita) del rapinatore seriale di fornai e tabaccai.

Ieri è toccato alla tabaccheria Furci Sergio di via Briosi 38, dove l’ormai inconfondibile, italianissimo rapinatore dagli occhi azzurri è entrato alle 17.30 dopo essersi assicurato che nel negozio non ci fossero clienti ma soltanto una dipendente. Ed è lei, Giuliana Chiossi, a raccontare quella sequenza di eventi di cui per prima si stupisce. «Ero in fondo al bancone e vista la giornata fredda stavo pensando di prepararmi un tè. Avevo in mano la bottiglia d’acqua quando è entrato. Si è avvicinato e ha tirato fuori la pistola. “Dammi i soldi o ti sparo!” mi ha detto. Io non so cosa mi è preso. Ho sempre pensato che, in situazioni simili, avrei reagito ubbidendo e consegnando il denaro. Invece ho afferrato la bottiglia e l’ho colpito più volte sul braccio. “Ma cosa vuoi sparare? Ma vai via” gli ho risposto. Credo di averlo anche bagnato, perché la bottiglia era aperta». L’istinto è stato più forte della paura, forse perché, come spiega la signora Giuliana «la pistola mi è sembrata un giocattolo, era troppo piccola e aveva la canna troppo sottile. E poi anche lui, appariva insicuro. Fatto sta che l’ho colpito, guardate qui come è ridotta la bottiglia», aggiunge mostrando il contenitore accartocciato. Di fronte alla fermezza della dipendente, il rapinatore ha battuto la ritirata, e nel fuggire è pure inciampato su una pila di scatole di giocattoli, facendola cadere.

«Io l’ho visto scappare a piedi, ma una cliente che stava entrando lo ha visto attraversare la strada e imboccare correndo via Paracelso. Ha visto anche che c’era un’auto con il motore acceso, ma non ha visto il rapinatore salirci sopra. No, non è la prima rapina che subiamo, è successo anche quattro-cinque anni fa, ma per fortuna quel delinquente è finito in prigione».

Sul posto è intervenuta la polizia, la Scientifica ha svolto i rilievi mentre gli ispettori della Volante hanno raccolto la testimonianza della donna e la descrizione del rapinatore: alto, magro, italiano sulla trentina, giubbotto corto e jeans, viso parzialmente nascosto da uno scaldacollo alzato fino al naso, lasciando scoperti soltanto gli occhi chiari. È il ritratto del rapinatore seriale. Unica variante, la pistola al posto del cutter.

Alessandra Mura

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