Tre sindaci contro il gigante: «Poste non tagli le frazioni»
Il 13 aprile Cento, Masi e Voghiera davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Vogliono difendere gli uffici di Reno Centese, Masi S. Giacomo e Montesanto
FERRARA. A Mantova l’annuncio ha suscitato una levata di scudi generale. Ieri pomeriggio decine di sindaci si sono dati appuntamento nella sede della Provincia per concordare azioni comuni con l’obiettivo di stoppare il progetto delle Poste di diradare da febbraio il recapito di lettere e bollette: cinque passaggi a domicilio ogni due settimane con l’ulteriore e preoccupante prospettiva di un taglio pesante anche del numero dei portalettere. La questione sarà portata negli uffici della Regione Lombardia.
A Ferrara e provincia quando l’azienda pubblica ha messo mano al piano dei tagli, la reazione è stata meno corale. Il recapito a singhiozzo è stato mitigato nei comuni più grandi come Ferrara e Cento, alla fine il cerino è rimasto in mano alle amministrazioni comunali colpite più pesantemente (calo del recapito più riduzione di uffici postali). Prima Lagosanto, che ha già perso l’ufficio di Marozzo, poi Voghiera, dove la scure aveva preso di mira la filiale di Montesanto, il territorio di Cento per l’ufficio di Reno Centese e quello di Masi Torello interessato dalla chiusura del servizio allo sportello a Masi San Giacomo.
Tutte piccole amministrazioni al cospetto di un gigante che gestisce sedi e uffici (e da qualche tempo “tagli”) su tutto il territorio nazionale, dove ha iniziato anche a far concorrenza alle banche spostando sempre più il baricentro del business verso il ricco serbatoio dei servizi finanziari.
I tre Comuni ferraresi si sono rivolti allo studio legale estense dell’avvocato Gianfranco Berti: da quella posizione stanno cercando di mettere i bastoni tra le ruote a chi ha già depotenziato il servizio di consegna a domicilio introducendo le giornate alterne su tutto il territorio provinciale, tranne che nei comuni più grossi dove è stato adottato un meccanismo di tutela. È stata chiesta la sospensiva in attesa della sentenza di merito del Consiglio di Stato che si riunirà per la discussione del caso il 13 aprile prossimo e la risposta provvisoria dell’organo ha fatto sopravvivere fino ad oggi il servizio in tutte e tre le frazioni.
Il sindaco di Voghiera, Chiara Cavicchi, è convinto di avere in questa partita qualche carta da giocare per salvare l’ufficio di Montesanto. «Il servizio, nella frazione, è un centro di erogazione ma anche un punto di aggregazione per una piccola comunità locale - dichiara il primo cittadino - dal paese non c’è nemmeno un mezzo pubblico per raggiungere Voghiera dove si trova l’ufficio più vicino. E poi bisogna essere coerenti. Si parla tanto di sicurezza e si ripete alle persone più anziane, cioè alle vittime più frequenti delle truffe a domicilio, di non portare a casa tutta la pensione. Poi gli si chiude l’ufficio più vicino a casa impedendo loro di poter prelevare con una cadenza in sintonia con l’obiettivo della sicurezza. Che logica c’è dietro tutto questo?».
Fabrizio Toselli, sindaco di Cento, è convinto che «la scelta fatta dai tre Comuni di coordinarsi e di riunire le forze affidando la rappresentanza a un unico studio legale pagherà, sono abbastanza fiducioso. Chiudere l’ufficio postale di Reno Centese creerebbe un grave disservizio ai residenti, che fra l’altro abitano in una zona non proprio a ridosso del capoluogo».
Riccardo Bizzarri, primo cittadino di Masi Torello e promotore di una delle tre cause locali promosse davanti al Consiglio di Stato, è oggi referente dell’Associazione nazionale dei piccoli Comuni (Anpci) per il piano di riordino degli uffici postali. «Siamo riusciti ad ottenere una sospensiva del Tar che è una sorta di apripista nazionale - dice - con il risultato che alcuni Comuni come Vajont hanno iniziato a chiederci informazioni sul percorso che abbiamo intrapreso». (gi.ca.)
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