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Carife: nuovi indagati, altri interrogatori

di Daniele Predieri
Carife: nuovi indagati, altri interrogatori

Procura e finanza verificano le posizioni di Caricesena, Cividale, Valsabbina e PopBari su azioni incrociate per 23 milioni

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Non si chiude, almeno non subito, più probabile entro la primavera: l’inchiesta di procura e guardia di finanza, in corso da due anni, va avanti, con una nuova raffica di interrogatori da fissare e con altri possibili nuovi indagati legati alle quattro banche esterne (Banca Valsabbina, Cassa Risparmio Cesena, Banca Popolare Bari e Banca Popolare di Cividale) che aiutarono vecchia Carife a raggiungere i 150 milioni dell’aumento di capitale, con lo scambio reciproco di azioni per 23 milioni di euro.

Niente fretta, si lavora. Per l’inchiesta più importante degli ultimi anni, dunque, non bisogna avere fretta. L’ultima fase delle indagini di questa estate, come ricordiamo, era stata scandita dall’invio degli avvisi di garanzia a raffica a 21 persone e ai sei istituti coinvolti (come responsabili civili Carife, Carife Sei e le quattro banche), per una serie di reati che a vario titolo vanno dall'aggiotaggio al falso in prospetti, fino all'ostacolo della vigilanza di Bankitalia e a quello più grave la bancarotta patrimoniale che aveva portato gli inquirenti a coinvolgere e indagare i massimi dirigenti delle quattro banche esterne. Che non sono ancora stati interrogati.

Via agli interrogatori. Pertanto, negli uffici di via Mentessi - sede della procura - è stato deciso di farlo ora, dopo aver valutato e studiato la mole di documenti acquisiti e i verbali degli interrogatori resi dagli altri 17 indagati, nei mesi scorsi: tutti ex dirigenti, funzionari e membri cda, epoca 2011, che in molti scelsero di rispondere agli inquirenti, altrettanti non l’avevano fatto. Così, dopo lo studio di tutti gli atti in corso, l’inchiesta subisce questa nuova evoluzione.

Strano scambio di azioni. La procurà dovrà interrogare i dirigenti che rappresentano le banche nell’operazione dello scambio di azioni, e/o anche chi di dirigenti o funzionari di quelle banche avallò la decisione: ecco perchè il numero degli indagati potrebbe aumentare e allargarsi. Tutto ruota - come si rammenta - attorno ad una precisa circostanza emersa nell’inchiesta: Carife e le 4 banche parteciparono - secondo l’accusa - con compensazioni e scambio tra loro, ad un fasullo aumento di capitale grazie alla sottoscrizione di azioni Carife per 22 milioni e 800 mila euro. Operazione - secondo l’accusa - decisa perchè Carife non riusciva a raggiungere la quota fissata per portare a buon fine l’aumento di capitale (150 milioni di euro).

Azioni da risparmiatori. Aumento di capitale - dicono gli atti - raggiunto solo grazie alle sottoscrizioni del retail - singoli risparmiatori, siano cittadini comuni o imprenditori - non con risorse di investitori istituzionali (altre banche esterne) che avrebbero potuto dare maggiori garanzie e continuità. Prescrizione quest’ultima che Banca Italia aveva sollecitato, non seguita dalla Cassa, trasformata dagli inquirenti nei vari capi di imputazione a carico dei 17 indagati di vecchia Carife. Tornando allo scambio di azioni tra Carife e le 4 banche esterne, vi sarebbero stati (nel caso di Valsabbina la triangolazione con Carife Sei) movimentiin uscita dalla Cassa verso le altre banche: aumento fittizio di capitale recita la legge fallimentare, bancarotta patrimoniale il reato ora condiviso dagli indagati.

Tutti al lavoro. I pm Cherchi, Longhi e Cavallo e ufficiali e ispettori del Nucleo tributario della guardia di finanza di Ferrara ora si stanno concentrando proprio su questo aspetto, il più grave tra i reati costruiti in quasi due anni di inchiesta: indagine aperta - lo si ricorda per sottolinearlo - di iniziativa da procura e finanza, prima del bail-in (la risoluzione) e ancor prima della dichiarazione di stato di insolvenza di vecchia Carife.

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