«Cona non fagociterà i più piccoli»
Una settantina di specialisti e una ventina di sale operatorie che rientreranno nella programmazione a regime. Il nuovo dipartimento integrato della Chirurgia generale punta a numeri di tutto...
Una settantina di specialisti e una ventina di sale operatorie che rientreranno nella programmazione a regime. Il nuovo dipartimento integrato della Chirurgia generale punta a numeri di tutto rispetto sia dal punto di vista del personale che sarà coinvolto a regime (quando nascerà il dipartimento unico provinciale), che delle sale operatorie, comprese quelle polifunzionali, che saranno interessate dal nuovo meccanismo di coordinamento.
Attualmente le “misure” sono più magre perché l’unità diretta da Carlo Feo non comprende la Chirurgia di Cento, guidata Gian Ernesto Borgatti. Il punto d’arrivo di questa operazione, ancora ai primi passi, sarà inoltre la saldatura dell’attività con l’ospedale “hub” di Cona, punto di riferimento della rete provinciale.
Claudio Vagnini, il direttore generale dell’Asl, ha già annunciato la chiusura, entro la fine di gennaio, del punto nascita dell’ospedale del Delta. Alla conferenza di ieri, in via Cassoli, a Ferrara, ha voluto lanciare un messaggio.
«L’esperienza, purtroppo negativa, della maternità dell’ospedale di Lagosanto ci suggerisce quello che nel sistema sanitario è un concetto condiviso: se non si raggiunge un determinato volume di attività insorge un problema di sicurezza per il paziente e il servizio viene chiuso. Il risultato finale dell’operazione in corso, e cioè la nascita - a regime - di un unico dipartimento provinciale di chirurgia generale, da una parte metterà i pazienti nelle condizioni di poter scegliere una sede dell’intervento più vicina a casa o più lontana essendo inserito comunque in una lista d’attesa unica provinciale».
«Gli anziani saranno costretti a girare di più? Questo avviene oggi per molte prestazioni, specialistica compresa - ha aggiunto Vagnini - Il paziente avrà più opzioni tra cui proentarsi e, quando entra in ospedale, viene incanalato in un percorso terapeutico senza dover ricominciare da capo se deciderà di rivolgersi successivamente a un’altra struttura. Voglio anche ribadire che con il nuovo modello Cona non fagociterà gli ospedali periferici».
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