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Alle origini del femminicidio

La tesi di laurea di Serena Bondi sui diritti delle donne: troppi limiti nelle leggi

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Dopo due anni di studio e di ricerca, Serena Bondi ha presentato il suo lavoro di tesi, “I diritti delle donne tra principio di uguaglianza e riconoscimento giuridico internazionale del femminicidio”, nella sede di Udi di Ferrara, partner fondamentale del suo progetto. «Ho conosciuto l'associazione molto tempo fa, avevo 17 anni e stavo svolgendo uno stage scolastico, è così che mi sono appassionata alle tematiche di genere». Quando ne ha avuto la possibilità, quindi, Serena Bondi non ha avuto dubbi su cosa approfondire nel suo lavoro di tesi, e ha scelto di indagare un settore del diritto su cui, a suo parere, c'è ancora molto da fare. La sua tesi è infatti divisa in tre parti: la prima esplica gli strumenti giuridici internazionali e delinea una breve storia del diritto delle donne; la seconda è invece incentrata sul femminicidio, declinato come fenomeno sociale e giuridico; il terzo capitolo, infine, è un focus sulla condizione della donna nei paesi islamici.

«Per me è stato molto significativo discutere questa tesi il 25 novembre - ha raccontato la dottoressa - e sono felice di presentarla anche in questa sede, da dove è iniziato tutto».

Dalla ricerca è emerso che non può esistere una modifica del diritto senza che prima avvenga una trasformazione nella società: è evidente, infatti, che lo strumento giuridico non possa far altro che rispecchiare le necessità e le esigenze dei cittadini. I primi a cambiare, dunque, devono essere i cittadini stessi, per riuscire poi a ottenere leggi che li tutelino. Un punto da tenere ben presente in questo processo è la distinzione tra “uguaglianza” e “identità”: come ha spiegato Serena Bondi, infatti, è importante sviluppare un cosiddetto “diritto alla differenza”, che non significa identità di diritto: uomini e donne sono diversi, ma questo non deve essere una giustificazione per le discriminazioni e le violenze che quotidianamente vengono perpetrate in diversi paesi del mondo.

«Uno dei testi più ratificati del diritto è il Cedaw, un trattato internazionale dei diritti delle donne adottato nel '79 da diversi paesi, ma la ratificazione spesso non basta» - ha affermato ancora la Bondi. Servirebbero politiche culturali per promuovere ed educare alla coscienza di genere, politiche che spesso i paesi non non possono o non vogliono applicare.

In conclusione, anche se già ci sono state importanti tappe in questo senso, secondo la neo dottoressa resta ancora un lungo percorso, visti i limiti e i controsensi all'interno di alcuni dei più importanti strumenti giuridici moderni.

Irene Lodi

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