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Caccia alle scorte dei pusher

Caccia alle scorte dei pusher

Le dosi nascoste nel terreno o tra le intercapedini nella cinta muraria

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La lotta tra gruppi criminali per il controllo dello spaccio di droga si manifestò in tutta la sua drammatica evidenza il 29 aprile del 2012, nel sottomura di via Baluardi, con l’uccisione di un tunisino nel corso di una spedizione punitiva. Allora la rivalità per lo spaccio di marijuana, hashish e cocaina nel sottomura era tra bande di tunisini e marocchini ma dopo quell’episodio la “faida” si spostò tutta tra i nigeriani, già punto di riferimento per lo spaccio di coca in zona Gad e stazione. E proprio il quartiere Giardino, insieme all’area della stazione, estesa a Viale Belvedere, è stata ed è tuttora una delle zone che registrano il maggior numero di segnalazioni circa la presenza di pusher. La tecnica, per i piccoli spacciatori al “minuto” che costituiscono l’ultimo anello della catena del traffico di stupefacenti, è quella di portare con sè solo il minimo indispensabile per la compravendita e conservare le dosi in “magazzini naturali”, come buche nel terreno nel parchetto di via Giordano Bruno e nei giardini di viale Costituzione, nascondigli tra le radici degli alberi, intercapedini nella cinta del sottomura e perfino anfratti nel muro della scuola d’infanzia di via Cassoli. I controlli antidroga delle forze dell’ordine si sono spesso concentrati nell’individuazione di questi nascondigli, con sequestri di sostanza magari esigui nella quantità ma fastidiosi per il mercato spicciolo della droga, che coinvolge assuntori sempre più giovani. Da qui anche i controlli con le Unità Cinofile davanti alle scuole per prevenire la diffusione di sostanze all’interno degli istituti.

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