Pontelangorino si chiede: era possibile fermarli?
Ragazzini terribili diventati assassini. Il padre del diciassettenne racconta: «Mio figlio era stato anche denunciato per aver preso di mira un disabile»
PONTELANGORINO. Pontelangorino, e non solo, continua a chiedersi perché. Perché i due ragazzi sono arrivati a tanto? Sarebbe stato possibile “recuperarli” anche alla luce di quanto sta venendo fuori in questi giorni? I due amici erano dei bulli, oguno a modo suo. Ragazzini terribili, che più volte avevano manifestato la loro insofferenza che andava oltre quella tipica dell’età.
E se la dinamica dei fatti è molto chiara, ci sono ancora ombre sul movente e, come sottolineato tanto dai familiari del 17enne esecutore materiale quanto dagli avvocati dei due ragazzi, potrebbe non trattarsi (o almeno, non solo) della cattiva condotta a scuola e dei conseguenti difficili rapporti tra il figlio 16enne dei Vincelli e i genitori. Intanto, un altro dettaglio viene fuori durante un intervista al papà del 17enne che, a quanto pare, in passato era stato denunciato per bullismo e per un certo periodo era stato seguito dagli assistenti sociali. Lo ha detto alla rivista Oggi- secondo quanto anticipato dal settimanale - il padre del ragazzo, che in un passaggio ricostruisce un fatto avvenuto in un locale del paese circa un anno fa, quando il figlio, con amici, fece sniffare a un ragazzo diversamente abile il contenuto di una bustina di zucchero, filmò la scena col telefonino e la pubblicò su Facebook. «Successe un finimondo la mamma del ragazzo poi ritirò la denuncia e tutto finì in niente. Col senno di poi dico che sarebbe stato meglio andare fino in fondo», dice a Oggi un’amica.
Riferito anche un episodio di inizio dicembre ricolto però al 16enne: «Il ragazzo, portiere di una squadra giovanile, rientrando negli spogliatoi ha insultato in modo pesante l’arbitro. Prese tre giornate di squalifica». Che il ragazzo fosse un po’ sopra le righe, lo raccontano anche in paese. «Passava le nottate a disturbare tirando il pallone su macchine e saracinesce». «Non era mai riuscito a prendere il patentino del motorino e suo papà, a un certo punto, gli detto “adesso ti arrangi” e gli ha consegnato una bicicletta. Lui si arrabbiò moltissimo». E quella notte, il 17enne arriva in effetti da Caprile a Pontelangorino con la bici, molto probabilmente trainato dall’amico. Difficile dire se la loro fosse o meno una vita “ai limiti” anche perché in queste lunghe giornate si è forse perso il filo in molti casi. Certo non erano due ragazzi come tutti gli altri...
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