Tomasi condannato per il Regina Mare
Il giudice: colossale abuso edilizio, 1 anno al costruttore e ai due tecnici. Confisca delle case invendute per 10 milioni di euro
LIDO POMPOSA. Escono dall’aula “storditi”, difensori e imputati, dalla condanna: 1 anno di pena inflitta dal giudice Alessandra Testoni (appena più alta, un anno e mezzo, la richiesta della pm Ombretta Volta) per quello che è stato ritenuto un colossale abuso edilizio sulla costa, a Lido Pomposa, dove negli ultimi 10 anni è stato progettato, costruito e quasi ultimato il Residence Regina Mare, sei ettari di ville a schiera e giardini. Tutte le 326 casette sono, dunque, abusive, ma solo per una parte di queste, 72, quelle invendute, lo stesso giudice ha deciso la confisca valutando, con una decisione salomonica, di non infierire su tutti i proprietari degli immobili del residence, nelle quali abitano già da anni o hanno acquistato da tempo come casa al mare. Una confisca, «non esecutiva», però, poichè occorrerà attendere la sentenza definitiva di Cassazione (anni, con la mannaia giuridica della prescrizione incombente), prima che venga resa esecutiva.
E comunque, oltre il danno di immagine - facendo un calcolo sui prezzi immobiliari della tipologia di casette (offerte su internet a 150mila euro l’una) - la confisca raggiunge quasi gli 11 milioni. Il giudice ha letto la sentenza ieri mattina dopo un processo intricato che ha tentato di dipanare il caos amministrativo tra piani ambientali regionale, provinciale e comunale. Condanna per tutti i tre imputati, per abuso edilizio, con la formula della “cooperazione colposa” - e non “concorso” -, decisa dal giudice e pur non contestata, eccepivano ieri i difensori che hanno già annunciato ricorso in appello contro «una sentenza non giusta e priva di fondamento». La contestazione della coooperazione è diventata la “colla” giuridica per condannare tutti e tre gli imputati con posizioni e ruoli diversi: Massimiliano Tomasi, committente ed esecutore dei lavori (a rappresentare il Gruppo Tomasi Case), Guido Zarattini (progettista dei lavori, nella veste di tecnico privato) e Antonio Pini, dirigente del Comune di Comacchio, tecnico pubblico, funzionario comunale la cui responsabilità, anche se non penalmente apre l’interrogativo sul ruolo del Comune di Comacchio, tra i corresponsabili quanto meno morali e sociali, visto che giunta e consiglio comunali degli anni passati (giunta Cicognani) avevano dato il via libera alla costruzione del residence Regina Mare.
Si è chiuso dunque così il processo dalle domande difficile, alle quali la stessa sentenza, a parere delle difese, non ha dato risposte: «Un decisione senza fondamento», dice lapidario il difensore dei Tomasi, Filippo Sgubbi. Un pasticcio amministrativo che in oltre 2 anni e mezzo di indagini aveva portato i tre imputati a processo e decine di periti e tecnici a dibattere in aula, davanti al giudice Testoni, sulla interpretazione delle norme ambientali vigenti. Il processo che si è chiuso ieri mattina doveva sancire la legittimità o la totale irregolarità della grande operazione immobiliare, sui sei ettari di costa, a Lido Pomposa, tra il mare e la strada Acciaioli. E tutto era legato ai vincoli imposti e alle relative interpretazioni su essi tra il piano regionale (Ptpr), piano provinciale (Ptcp) e i Pue (piani urbanistici esecutivi) negli anni approvati dal consiglio comunale e dalla stessa Provincia di Ferrara, in contrasto - secondo l’accusa - con le violazioni al centro del processo. E allora la domanda senza risposta resta solo una: il Comune di Comacchio, di allora, non ha alcuna responsabilità alla luce della sentenza di ieri mattina, visto che tutto nacque il 22 novembre 2005 (11 anni fa) quando gli organi politici (giunta e consiglio) approvarono piani e pratiche e il nulla osta?
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