La Nuova Ferrara

Ferrara

L’amianto uccide ancora Nuova vittima a Vigarano

di Samuele Govoni
L’amianto uccide ancora Nuova vittima a Vigarano

Squarzanti ha lavorato tutta la vita come carpentiere a contatto con il materiale Il figlio: «Prima la tosse, poi abbiamo scoperto che era mesotelioma pleurico»

2 MINUTI DI LETTURA





VIGARANO PIEVE. «Papà ha fatto il carpentiere tutta la vita. Lavorava per una ditta di Finale Emilia, nel Modenese. Era capo cantiere e quindi si spostava per l’Italia in base alle zone in cui si doveva lavorare. Quando è andato in pensione c’è andato sereno, non aveva problemi di salute; quelli sono arrivati dopo». Federico, figlio di Edmo Squarzanti, cerca di tracciare una linea parallela agli ultimi anni di vita del padre che, lo scorso lunedì, è deceduto dopo un lungo periodo di lotta contro il mesotelioma pleurico: la malattia dell’amianto. «Ha sempre lavorato a contatto con quei minerali: montava tubazioni per olii e combustibili, faceva coperture in amianto ma all’epoca non si sapeva, o si sapeva poco, dei rischi e dei danni che quelle sostanze avrebbero potuto comportare alla salute e si lavorava senza protezioni adeguate».

Edmo ha sempre vissuto a Vigarano Pieve. I problemi hanno iniziato a presentarsi sei anni fa quando dopo un intervento alla prostata, da alcuni esami medici si è capito che qualcosa non andava. Continui colpi di tosse, respiro affannato e mancanza di fiato hanno convinto Edmo a sottoporsi ad altre visite. Il verdetto è arrivato come un macigno: mesotelioma pleurico. «La malattia che si prende con l’amianto. E - spiega Federico - attraverso ad un amico di mio padre abbiamo conosciuto Alberto Alberti e Aeac (associazione esposti amianto e altri cancerogeni, ndr). È cominciato l’iter delle cure: radioterapia, drenaggi per elimare il liquido che si formava tra polmone e pleura, poi chemioterapia. Siamo andati avanti così dal 2011 al 2016». Dopo una crisi respiratoria a inizio estate Squarzanti è stato trasportato a Cona d’urgenza, da giugno a novembre ricoveri e dimissioni sono stati sempre più frequenti poi nei giorni scorsi è stato ricoverato all’Ado di Ferrara. «Se ne è andato a 70 anni e alla fine l’Inail dopo avergli riconosciuto in un primo momento la malattia professionale e una soglia di invalidità all’80%, ha portato la soglia al 100% perché nell’ultimo periodo - chiude il figlio - non riusciva più nemmeno a muoversi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google