L’amianto uccide ancora Nuova vittima a Vigarano
Squarzanti ha lavorato tutta la vita come carpentiere a contatto con il materiale Il figlio: «Prima la tosse, poi abbiamo scoperto che era mesotelioma pleurico»
VIGARANO PIEVE. «Papà ha fatto il carpentiere tutta la vita. Lavorava per una ditta di Finale Emilia, nel Modenese. Era capo cantiere e quindi si spostava per l’Italia in base alle zone in cui si doveva lavorare. Quando è andato in pensione c’è andato sereno, non aveva problemi di salute; quelli sono arrivati dopo». Federico, figlio di Edmo Squarzanti, cerca di tracciare una linea parallela agli ultimi anni di vita del padre che, lo scorso lunedì, è deceduto dopo un lungo periodo di lotta contro il mesotelioma pleurico: la malattia dell’amianto. «Ha sempre lavorato a contatto con quei minerali: montava tubazioni per olii e combustibili, faceva coperture in amianto ma all’epoca non si sapeva, o si sapeva poco, dei rischi e dei danni che quelle sostanze avrebbero potuto comportare alla salute e si lavorava senza protezioni adeguate».
Edmo ha sempre vissuto a Vigarano Pieve. I problemi hanno iniziato a presentarsi sei anni fa quando dopo un intervento alla prostata, da alcuni esami medici si è capito che qualcosa non andava. Continui colpi di tosse, respiro affannato e mancanza di fiato hanno convinto Edmo a sottoporsi ad altre visite. Il verdetto è arrivato come un macigno: mesotelioma pleurico. «La malattia che si prende con l’amianto. E - spiega Federico - attraverso ad un amico di mio padre abbiamo conosciuto Alberto Alberti e Aeac (associazione esposti amianto e altri cancerogeni, ndr). È cominciato l’iter delle cure: radioterapia, drenaggi per elimare il liquido che si formava tra polmone e pleura, poi chemioterapia. Siamo andati avanti così dal 2011 al 2016». Dopo una crisi respiratoria a inizio estate Squarzanti è stato trasportato a Cona d’urgenza, da giugno a novembre ricoveri e dimissioni sono stati sempre più frequenti poi nei giorni scorsi è stato ricoverato all’Ado di Ferrara. «Se ne è andato a 70 anni e alla fine l’Inail dopo avergli riconosciuto in un primo momento la malattia professionale e una soglia di invalidità all’80%, ha portato la soglia al 100% perché nell’ultimo periodo - chiude il figlio - non riusciva più nemmeno a muoversi».
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