Pinacoteca in Castello? «Più aspetti positivi»
La direttrice Bagnoli: percorsi e posizione ideali, molti spazi per i servizi. Non c’è però posto per gli affreschi medievali: deciderà la Soprintendenza
Il trasloco della Pinacoteca nazionale in Castello Estense è un progetto ancora in bozzolo, che va valutato «senza preconcetti e con criteri logici», ma che presenta «più aspetti positivi che negatività». Ad esprimersi in questa maniera è Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi che hanno inglobato anche la Pinacoteca ferrarese, a pochi giorni dalla presa di posizione dell’ex soprintendente Jadranka Bentini sulla inopportunità di un’operazione fortemente voluta dal Mibact di Dario Franceschini. La direttrice è stata chiamata in causa ieri mattina, in occasione della firma della convenzione con la Fondazione Carife sulla gestione della quadreria di Palazzo Crema, ed ha espresso una valutazione articolata: «Come sempre cerco di essere molto pragmatica, questa ipotesi è al vaglio della Soprintendenza e quindi il progetto ancora non c’è. Bisogna vedere il come, il perché e il quando prima di poter giudicare. Certo, si può dire che ci siano senz’altro vantaggi enormi in una ipotetica collocazione in Castello, a partire dal poter allestire un percorso ad anello fino alla posizione di assoluta preminenza che assumerebbe il museo rispetto alla città, tenendo anche conto dell’opportunità di non alimentare competizioni tra diverse iniziative espositive. Tra gli aspetti negativi ci sarebbero l’abbandono di un palazzo rinascimentale tra i più belli (i Diamanti, ndr) e la complicata ricollocazione di alcune nostre opere».
Il problema, sollevato anche da Bentini, riguarda in particolare i grandi affreschi medievali oggi ospitati nel salone a destra dell’ingresso della Pinacoteca, provenienti dall’ex San Bartolo e dall’ex chiesa di Sant’Andrea, che occupano uno spazio considerevole, soprattutto in altezza. «Questi affreschi sicuramente sono un problema, in Castello non c’è uno spazio adeguato per ricollocarli - prende atto Bagnoli - Come medievalista mi piange il cuore a pensarci, ma da curatrice di museo non posso che cogliere le potenzialità di un eventuale trasferimento. Il Museo del Castello fa 150mila visitatori l’anno, e là potremmo avere servizi che qui non abbiamo come spazi didattici, bagni, un bookshop. Ripeto, ne dobbiamo parlare con calma anzitutto con la Provincia, che resta proprietaria del Castello, e con il Comune».
Gli investimenti effettuati in questi ultimi anni sugli spazi della Pinacoteca, sia strutturali che sull’impianto di riscaldamento e raffrescamento, non rappresenterebbero una controindicazione. Non si tratterebbe di soldi buttati, ma d’interventi utili anche alla “nuova vita” in progetto per il primo piano di Palazzo Diamanti, cioè l’ampliamento delle Galleria d’arte moderna e contemporanea, anche sul piano dei servizi alle mostre temporanee.
Se ne parlerà in caso la Soprintendenza regionale dia parere favorevole allo studio di fattibilità portato sul suo tavolo, che sposa la tesi della compatibilità tra gli spazi del Castello e le opere della Pinacoteca. Poi sarà necessario appaltare la stesura di un progetto vero e proprio, prima di partire con i lavori. Sarebbe fondamentale, in caso, la contemporaneità con il nuovo cantiere del sisma in Castello, previsto per il 2018. I soldi ci sono, 7 milioni di euro stanziati dal ministero, che saranno affidati alla Provincia. (s.c.)
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