San Martino, il paese che deve liberarsi dall’incubo amianto
Una squadra di calcio in Terza e gli spogliatoi pieni di eternit E una economia legata all’agricoltura che oggi è scomparsa
È quasi un colpo al cuore. Siamo di fronte ad una situazione cui va posto rimedio al più presto. L’argomento è l’eternit, e l’eternit si trascina dietro un’altra parola che mette i brividi: amianto. Il dato di fatto: gli spogliatoi del campo sportivo in cui gioca il San Martino Calcio (Terza categoria) sono pieni di amianto. Quasi superfluo ricordare le conseguenze gravissime che la presenza di questa sostanza può provocare nell’uomo. Nomi come mesotelioma o asbestosi sono, da anni, finiti tristemente sulle cronache di mezza Italia associati a malattie (spesso catalogate come malattie professionali) che hanno causato numerose morti. Lungi da noi voler fare diventare il caso San Martino più grande di quello che già non è: sta di fatto che nel tour che ieri abbiamo compiuto in paese, accompagnati da Ivano “John” Randi (una memoria storica) la Nuova Ferrara non poteva non segnalare un fatto di questo gravità (testimoniato dall’ampio servizio fotografico a corredo del pezzo). A pochi metri dalle docce, l’amianto regna sovrano. Se ne può scorgere traccia sia in alto (nel tetto) sia per terra (buttato lì alla meno peggio). Negli anni sessanta, ricerche mostrarono come la polvere di amianto, generata dall'usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca asbestosi e una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico. Eternit e Fibronit continuarono tuttavia a produrre manufatti sino al 1986, con drammatiche conseguenze per la salute degli operai. Ciò testimonia ancora di più il ruolo fondamentale di presidio del territorio che personaggi come Randi svolgono. Meno male che ci sono, personaggi così. E meno male che ci sono proprio qui, a San Martino, come ci spiega sempre Randi, «una volta terra dei signori, oggi terra dei....». Cosa fare? La segnalazione, attraverso la Nuova Ferrara, intanto, è partita. Ne prenda nota chi deve, e ne prendano nota anche i 2 consiglieri comunali che San Martino può vantare, Fausto Facchini (Pd) e Paola Peruffo (Fi), due autorevoli esponenti politici. Gli eventi degli ultimi anni, amianto a parte, hanno consegnato agli attuali cittadini una frazione in gran parte economicamente devastata. Un tempo, una ventina di anni fa, San Martino era un frutteto attaccato ad un altro. Pere, mele, fragole: e il gigante Coferasta che assicurava lavoro e vendite. L’80% della popolazione viveva di agricoltura. Oggi delle centinaia di ettari coltivati a piante da frutto resta uno sparuto appezzamento di qualche volenteroso agricoltore. Pochino, per quella che era la capitale della frutta in questa provincia. «La crisi ha, soprattutto dal 2008 - spiega ancora Randi - piegato molte aziende la cui attività ruotava attorno alla stessa Coferasta (che esiste ancora, sempre stoccaggio e vendita)». L’eroica resistenza di allevatori e contadini, i pochi rimasti, merita ora una risposta concreta e immediata. San Martino è una frazione di 3.530 abitanti. Dista da Ferrara circa 9 chilometri e si sviluppa tra Chiesuol del Fosso, Montalbano e Torre Fossa, non distante dalla Strada statale 64 “Porrettana”.
Sorto lungo il percorso dell'antico canale di navigazione da Torre Fossa per Bologna, era chiamato San Martino della Pontonara ed è menzionato anche in una bolla di Clemente III del 1.189. Nel 1.242 il territorio fu teatro di una lunga contesa tra Ferrara e Bologna che comportò la costruzione di diverse torri di guardia e avvistamento ad opera dei bolognesi, tra cui la "Torre dell'Usolino" (oggi detta dell'Uccellino), situata sulla strada di congiungimento con la vicina Poggio Renatico. In località Buttifredo, nel 1797 l'esercito francese inviato da Bologna depredò e trucidò trentuno abitanti. Via Chiesa, la lunga strada che taglia in due il paese (la viale Cavour di San Martino) porta ancora le tracce di storiche quanto drammatiche vicende.
Di rilievo storico-culturale, ad esempio, è la chiesa parrocchiale, costruita nel 1.290; la Torre dell'Uccellino, costruita nel 1.242, in cotto a vista, presenta una merlatura guelfa; questa costruzione si trova al confine tra Uccellino (località di San Martino che dà il nome alla torre) ed il territorio di Poggio Renatico; ed ancora, forse quello oggi più sentito, il cippo che ricorda Ugo Costa, capo di stato maggiore del Comando Gruppo Brigate Ferrara, fucilato dai nazifascisti a Porotto il 25 marzo 1945. I casi della vita hanno voluto che l’Ugo Costa Calcio sia poi diventata un’altra prestigiosa società (che oggi gestisce però soltanto il settore giovanile). «Anche per andare in circoscrizione - torna sul pezzo Randi - dobbiamo spostarci, a Gaibanella; mentre chi frequenta le scuole medie deve per forza prendere lo scuola-bus e arrivare fino a Ferrara». Per una volta non vengono segnalati problemi legati alla viabilità: ogni 50 minuti transita e si ferma un bus che collega la frazione a Ferrara. Punti bianchi, in mezzo a punti neri con cui questa storica frazione si trova oggi a dover convivere.
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