Stangata all’ex broker e a Mediolanum
Mazzoni condannato a 11 anni e 7 mesi, la banca per cui lavorava deve risarcire milioni di euro ai risparmiatori truffati
Un anno di carcere per ogni milione di euro che aveva fatto sparire, truffando in oltre 10 anni centinaia e centinaia di ferraresi: 11 anni e 7 mesi la pena decisa ieri sera dal giudice Debora Landolfi contro l’ex promotore finanziario di Mediolanum, Raffaele Mazzoni accusato di un buco di quasi 12 milioni di euro.
Il processo è finito nella prima serata dopo una attesa snervante in aula da parte di un centinaio di risparmiatori, tutti attenti, attentissimi alla lettura della sentenza, per cui il giudice impiega quasi 15 minuti, indicando posizione dopo posizione le cifre che spettano a tutti loro, beffati e traditi dalla fiducia che riponevano in Mazzoni, «quasi un figlio», «uno di casa», «era come un parente», avevano sempre detto di lui. Condanna stangata per Mazzoni (quasi 12 anni), ma condanna pesante anche per banca Mediolanum, per cui lui lavorava come promotore esterno (family banker), chiamata al processo come responsabile civile e che ora dovrà, come ordinato dal giudice, pagare subito i risarcimenti a quasi tutti i risparmiatori costituiti parte civile, circa 200: i conteggi erano in corso nella tarda serata di ieri perchè una cifra globale non era ancora calcolata, visto l’elenco lunghissimo e articolato delle posizioni da risarcire e comunque svariati milioni di euro, visto che le cifre accordate dal giudice vanno dai 50 mila euro fino 800 mila in un caso, quello più eclatante, di un farmacista che aveva investito questa cifra con Mazzoni e Mediolanum.
Sentenza “chirurgica” che arriva a 4 anni dal fatto, quando Mazzoni scappò il 7 gennaio 2013 e da allora non si è più saputo nulla (mai presente al processo): la sua fuga portò alla scoperta del buco che piano piano durante le indagini della Guardia di finanza (ieri in aula gli ispettori che hanno seguito fin dall’inizio l’indagine) diventò una voragine, 12 milioni di euro conteggiati per 10 anni, un centesimo dopo l’altro.
Sentenza “chirurgica” perchè il giudice ha accolto sì le tesi dell’accusa (ieri in aula il pm Stefano Longhi per le ultime repliche, ma l’indagine era stata condotta dal pm Nicola Proto, oggi a Bologna) andandò però oltre la richiesta della procura che era stata “solo” di 9 anni di pena: dunque è davvero una stangata senza precedenti.
Nella sentenza il giudice ha valutato con attenzione i reati contestati (truffa ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio) accogliendoli in pieno nonostante le eccezioni delle difese (sia di Mazzoni che di Mediolanum) fino a ieri pomeriggio ed ha - in punta di diritto - cancellato il terzo reato di falso in scrittura privata, perchè ormai non più previsto dalla legge, concentrandosi quindi sulle posizioni degli oltre 200 risparmiatori costituiti parte civile. Che dopo la sentenza, disorientati per l’alto tecnicismo, non avevano compreso troppo ciò che aveva sancito il giudice: che dovranno essere pagati e ripagati tutti e subito, in parte da Mazzoni, quasi tutti da Mediolanum che avrebbe dovuto - interpretazione in attesa delle motivazione tra 90 giorni - controllare meglio e negli anni l’operato di Mazzoni. Per lui, sempre assente dal processo, dopo il verdetto parla il difensore, Alessandra Pisa (l’ultimo legale di una lunga serie cambiati da Mazzoni): «La pena è pesante, eccessiva e significativa. Faremo ricorso in appello ma voglio ribadire che il reato di esercizio abusivo giuridicamente credo non sia corretto». Senza giri di parole, il legale spiega che «questa sentenza impone una riflessione seria sulle condotte di Mazzoni, perchè voglio ripeterlo ha sempre agito in nome e per conto della banca». Il giudice Landolfi non ha avuto dubbi sulle corresponsabilità: doppia stangata, per Mazzoni e Mediolanum.
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