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Dopo l’omicidio Tartari è caccia a Igor ‘il russo’

Dopo l’omicidio Tartari è caccia a Igor ‘il russo’

Arresto europeo per il capo della banda delle rapine, oggi latitante e irreperibile E Pajdek va a processo per molestie sessuali sulla vittima dell’assalto di Coronella

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Il suo nome compare negli atti dell’omicidio di Pier Luigi Tartari solo occasionalmente. Quel nome russo come lui, Igor, è echeggiato anche in questi giorni nell’aula della Corte d’assise dove è in corso il processo per l’orrore di Aguscello: tante volte, tantissime, visto che nell’estate 2015 faceva parte della banda con Ivan Pajdek e Patric Ruszo che seminò terrore negli assalti delle case isolate. Lui all’anagrafe, anche carceraria dell’istituto dell’Arginone da dove era uscito nella primavera 2015 pochi mesi prima che tutto iniziasse, fa Igor Vaclavic, 41 anni, russo.

E’ lui il “quarto” uomo comparso nelle cronache sulle rapine e dell’omicidio Tartari (pur non coinvolto), perchè ritenuto in realtà il vero “capo” della sgangherata e pericolosa banda che abbiamo conosciuto. Per lui, Vaclavic Igor, è scattato il mandato di arresto internazionale (il Mae), perchè non si sa dove sia, e dove sia fuggito. Si sa quello che ha fatto: i tre colpi a Mesola, Villanova di Denore e Coronella, assieme a Pajdek e Ruszo. Nessuno sa dove si trovi oggi, dunque, anche le sue tracce sono state segnalate a Ferrara, l’estate scorsa, più volte e analizzate con attenzione dagli inquirenti. Il mandato di cattura fa seguito a quello per Ruszo e quello che verrà per Pajdek, per il quale il Mae è già stato attivato ma deve essere confermato dalla Slovacchia per questioni giuridiche. E per tutti e tre presto anche il processo, vista la chiusura indagini del pm Tittaferrante. Dove Pajdek dovrà difendersi da un reato nuovo: dopo il processo per l’omicidio Tartari (condanna a 30 anni e appello fissato il 5/6 aprile), dopo le accuse per le tre rapine, deve rispondere anche di violenza sessuale su una delle vittime di queste rapine. Parliamo dell’assalto a Coronella, la «rapina della scala» come lui la chiamò (entrarono di notte con una scala dalla finestra aperta): in casa trovarono Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre invalido. La loro fu una notte di terrore, 5 ore sotto sequestro in casa, tra minacce psicologiche, mai nessuna violenza tanto che Pajdek diceva per tutelare l’anziano che vive con la bombola ossigeno al fianco: «Non lo toccate». Ma Pajdek - come confermò al cronista la mattina del 6 agosto del 2015 la stessa Bertelli - facendo lo sbruffone con lei, le toccò il seno e le propose «di andare su», al primo piano, per aver un rapporto sessuale: il tutto mentre era in corso la rapina. Oggi quelle parole sono diventate l’accusa di molestie sessuali: mancava solo questo reato nel suo curriculum giudiziario.

Daniele Predieri

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