Immobiliare Medusa «Rispettate sempre tutte le regole»
LIDO POMPOSA. L’Immobiliare Medusa è pronta a far ricorso (come anticipato a caldo dai legali) contro la sentenza con cui Tomasi è stato condannato per il residence Regina Mare, insieme al...
LIDO POMPOSA. L’Immobiliare Medusa è pronta a far ricorso (come anticipato a caldo dai legali) contro la sentenza con cui Tomasi è stato condannato per il residence Regina Mare, insieme al progettista Zarattini e al dirigente comunale Pini. «Riteniamo che questa sentenza sia profondamente ingiusta - evidenzia una nota dell’immobiliare -. Non riusciamo a comprendere come possa giustificarsi una condanna nei confronti di un privato e di una società che ha investito oltre cinquanta milioni di euro per dare attuazione ad un intervento edilizio ad esito e nel rispetto di un lungo iter amministrativo, che si è completato con il rilascio di ogni autorizzazione e permesso, passando anche all'esame di un consiglio comunale che ne ha dato approvazione». Ribadendo il «pieno rispetto di ogni norma e piano ambientale», attenendosi «scrupolosamente nella realizzazione dell'intervento edilizio a quanto autorizzato e concessionato dall' amministrazione pubblica», l’Immobiliare Medusa spiega di aver «operato nel pieno rispetto delle regole, come sempre abbiamo fatto, creando indotto turistico ed occupazione per il territorio, per sentirci contestare, dopo dodici anni, che quanto realizzato, così come autorizzato, sarebbe in contrasto con il piano ambientale. Non si può attribuire ad un privato che si è limitato ad esercitare un diritto che gli è stato pienamente riconosciuto, da parte di chi aveva il potere e dovere di farlo». Convinti di subire «una profonda ingiustizia, che ci sta arrecando un enorme pregiudizio e danno economico e di immagine, anche in considerazione dei riflessi mediatici della vicenda e delle prese di posizione di alcuni politici, dalle quali vogliamo, comunque, restare distanti» i vertici dell’Immobiliare ribadiscono di essere «fiduciosi del corso della giustizia, che dovrà condurre ad una piena assoluzione, del tutto consapevoli di non aver commesso nulla che possa giustificare una sentenza di condanna, che, ribadiamo, appare profondamente immotivata ed ingiusta».
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