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Comacchio, dopo diciassette anni tutti ancora in piazza: «Non molliamo»

Comacchio, dopo diciassette anni tutti ancora in piazza: «Non molliamo»

I cittadini chiedono che vengano rispettati i patti sull'ospedale: «Non ci facciamo prendere in giro da nessuno»

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COMACCHIO. «L’ospedale San Camillo non si tocca». Diverse generazioni sono ormai cresciute con questo mantra. Dal 27 novembre del 2000 esattamente, quando prte dei comacchiesi occuparono per la prima volta la struttura per non farsi portar via ginecologia/ostetricia e medicina d’urgenza. Oggi la Consulta è di nuovo in piazza perché se è vero che il terzo piano (e non solo) è ormai vuoto, è anche vero, secondo i membri della stessa, che «i patti erano diversi e noi non molliamo».

In effetti non ha risparmiato nessuno Manrico Mezzogori nel suo j'accuse da Piazza Folegatti ieri nel tardo pomeriggio, convinto che siano l’Asl e il sindaco i fuorilegge, dal momento che «hanno chiesto l’intervento del prefetto per ripristinare la legalità al San Camillo, mentre l’Asl non ha mai chiesto l’autorizzazione al Comune per il cambio di destinazione d’uso dell’ospedale». Presenti in piazza tutti gli esponenti della minoranza; assenti il Pd e la Lega Nord.

Dal centro storico comacchiese la Consulta, respingendo al mittente tutte le accuse, ha rilanciato i temi delle proprie battaglie quasi ventennali, invitando il nuovo direttore generale, Claudio Vagnini, «ad aggiornarsi, essendo l'Asl di Ferrara quella con il più alto tasso di mobilità passiva regionale». «Noi non molliamo - perché è in ballo la democrazia - ha tuonato Mezzogori dal palco - e ricordo che ci sono stati ben cinque incontri tra medici privati e dirigenti Asl sino all’agosto del 2015 per l’ipotesi di valorizzare almeno i 13 milioni di euro spesi per la ristrutturazione del San Camillo». Mezzogori ha poi ribadito che da tre anni «da quando hanno tentato di svuotare illegalmente l’ospedale di Comacchio, andiamo chiedendo un confronto».

A più riprese il sanguigno presidente della Consulta ha invitato il prefetto, nella sua veste di rappresentante dello Stato e non dei partiti, a verificare «le violazioni di legge» a suo giudizio perpetrate in seno alla Conferenza territoriale socio sanitaria di Ferrara «trasformata in un organo di partito». L'ex presidente della regione Vasco Errani è stato additato come “spergiuro”, per aver promesso che l'ospedale San Camillo non sarebbe stato svuotato. Mezzogori ha sottolineato il valore dei due accordi regionali sottoscritti nel 2001 e nel 2006, per stracciare i quali «deve esserci un atto consensuale e non un atto eversivo». Insomma, la strada è in salita e non sarà facile per il prefetto di Ferrara Tortora, per il sindaco Marco Fabbri e per il dirigente generale dell’Ausl Claudio Vagnini trovare la strada giusta così da convincere i membri della Consulta a “restituire” l’ospedale.

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