Ferrara, un dormitorio di fortuna negli ex uffici dell’Enel
In via Putinati un’area abbandonata è diventata rifugio di senzatetto. La preoccupazione dei residenti: «S’intervenga o diventerà un altro Palaspecchi»
FERRARA. Quando si entra e si vedono tutte quelle grandi sale, quasi tutte uguali, una dietro l’altra, si capisce subito che qui vive qualcuno. Vive, forse, per certi versi, è un verbo un po’ forte. Meglio utilizzarne un altro: sopravvivere. In via Otello Putinati 145, quella che fino al 2012 è stata una sede Enel (qui c’erano uno sportello e altri servizi), oggi è (purtroppo l’ultimo di una lunga serie) l’ennesimo “albergo dei disperati”, luoghi–non luoghi che a Ferrara stanno sorgendo come i funghi, simboli di un degrado che è insieme economico e sociale. La pochezza dei mezzi di sostentamento costringe queste persone (per lo più stranieri, alcuni già in qualche modo abituati al nomadismo) a sopravvivere in condizioni, appunto, disperate.
Il freddo, la sporcizia, le condizioni igienico-sanitarie ben oltre il limite del consentito (topi morti, piccioni morti, insetti morti), i rischi connessi all’utilizzo di piccoli strumenti da campeggio come può essere un piccolo fornello a gas, il pericolo che qualcosa prenda fuoco. In mezzo a tappeti, coperte, pacchetti di sigarette, bottiglie di acqua e di vino, tegami, sporte e sportine, il pericolo (soprattutto per chi dorme in questi ambienti malsani) regna sovrano. È costante. A guardarsi intorno, un’altra impressione è che questi “residenti” debbano rientrare a breve. C’è odore di fresco nelle cose. Di cose toccate da poco. Così, in questo luogo simbolo di una storia che si ripete, si rinnova un mondo di povertà che lascia allibiti.
Ci sono diversi cartelli che annunciano, nero su bianco, che “questo locale è chiuso a causa del sisma del 2012”, la qual cosa è anche la conferma che qui, fino al 2012, qualcuno ha lavorato. Poi continua quello che sembra il museo di qualcosa che fu, ma anche di qualcosa che è, e cioè l’albergo degli ultimi, la casa di persone disperate che qui, tra contatori distrutti e fili elettrici staccati, si scaldano l’un l’altra. Una famiglia che abita non lontano dal luogo “incriminato” è sicura di aver visto luci accese, là dentro.
Polizia e carabinieri sono venuti, ci spiegano, alcune volte: sono riusciti a fare una ispezione dell’area destreggiandosi tra rovi e carcasse di animali. Anche sulla rete è possibile, navigando, trovare le indicazioni: “sportello clienti di Enel a Ferrara si trova al seguente indirizzo: via Otello Putinati 145. Ed è aperto nel seguente orario, da lunedì a venerdì dalle 8,30 alle 15,30”. I bagni sono devastati: lavandini rotti, fatti a pezzi, conseguenza (forse) di tentativi di rubarli. C’è addirittura una lapide, posta all’ingresso dell’ex sede Enel, che ricorda il sacrificio di 3 operai dell’ente dell’elettricità, caduti sul lavoro. È una delle poche cose integre. In altre stanze, avanzi di cibo, fazzoletti, ciabatte, giacigli, brandine improvvisate, un tavolino di legno, mozziconi di sigaretta.
«Abbiamo paura che diventi un altro Palaspecchi - ci spiega infine un papà che si affaccia dal giardino di casa - , per questo abbiamo pensato di avvertire le forze dell’ordine e voi giornalisti: se non si farà qualcosa molto presto, questa zona rischia di diventare, come dicevo, un altro Palaspecchi. È questo che le nostre autorità vogliono?».
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