«Bene investire nel cibo ma si pensi anche ad altro»
L’appello dell’assessore Serra ai commercianti: spazio ad attività sperimentali Il settore enogastronomico fa boom? C’è posto per tutti, senza improvvisazione
Ben vengano nuovi negozi in centro città, quelli che hanno fatto del settore food la scelta vincente. Ma questa piccola “rinascita” del settore gastronomico deve portare ad un rilancio anche in altri settori. E’ questo l’appello che l’assessore Roberto Serra lancia alle associazioni di categoria e agli ordini professionali, «per attivare nuove attività sperimentali che - spiega l’assessore - possono con un investimento assolutamente contenuto “testare” il mercato, prima di impegnarsi eventualmente in modo più strutturato e con costi di investimento importanti». Un appello al mondo del commercio dall’assessore, perché «sostenendo questa opportunità - sottolinea - ci sono negozi che potrebbero tirare su nuovamente la serranda: ritengo utile riunirci e confrontarci, essere propositivi nei confronti delle proprietà dei negozi, questo è un percorso utile da intraprendere».
La riflessione dell’assessore Serra arriva dopo il boom, segnalato da la Nuova Ferrara, sulle nuove attività enogastronomiche aperte nel centro città, grazie anche all’effetto trascinamento del turismo, sempre più in crescita ricorda lo stesso assessore. E così, «la “moda del momento” del prodotto tipico, del buon cibo e buon bere, ha altrettanto incidenza nelle scelte degli esercenti», spiega Serra. Da qui il «benvenuti a tutti gli imprenditori a Ferrara» che lui stesso lancia tramite il giornale. Ma in questo settore, auspica, non vi sia improvvisazione e anche chi non è del mestiere si prepari effettuando la dovuta formazione: «per gestire un’ attività oltre l’ entusiasmo ci vogliono competenze: a vantaggio del buon servizio all’ utenza, ma anche utili a garantire una lunga vita alla stessa attività».
Ad esempio, il settore dell’abbigliamento - ricorda l’assessore - che per anni lo faceva da padrone nelle nostre vie, «ha innegabilmente tirato il freno per un insieme di motivi ma ciò non vuol dire che non ci sia lo spazio per nuovi insediamenti, specie per merceologie di qualità e qualche movimento in tal senso mi risulta esserci». Insomma, c’è posto per tutti: senza improvvisazione, lasciando spazio anche ai punti vendita in franchising, da non porre su un piano inferiore: «questi ultimi hanno la medesima dignità, danno altrettanto occupazione, quasi sempre sono esercizi di buona od ottima qualità, intercettano una domanda e un bisogno».
E per finire, Serrra cita un esempio che “tira” nel commercio in tutta Europa (in città piccole e grandi a vocazione turistica), quello del temporary shop (negozi aperti per poco, con merce di qualità, programmati per chiudere): «sono una frontiera ancora inesplorata nel centro storico».
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