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Ferrarini, una carriera da musicista lunga sessant’anni

SCORTICHINO. Nel 1957, 60 anni fa, Franco Ferrarini iniziava una lunga carriera di orchestrale conclusa solo nel 2010. Da pensionato ultraottantenne, è nato nel ’33, e ripensando alla propria...

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SCORTICHINO. Nel 1957, 60 anni fa, Franco Ferrarini iniziava una lunga carriera di orchestrale conclusa solo nel 2010. Da pensionato ultraottantenne, è nato nel ’33, e ripensando alla propria avventura professionale, non può che ritenersi appagato perché ha fatto della propria passione un lavoro a tempo pieno. Una “impresa” che a tanti giovani dei nostri tempi, nonostante la preparazione e tanta dedizione nel fare musica rimarrà purtroppo un miraggio. Quando Ferrarini ha scelto di fare il musicista erano altri tempi e nella gente era tanta la voglia di divertirsi e ballare ascoltando la musica dal vivo.

Ferrarini è “nato” nella locale Filarmonica Giuseppe Verdi di Scortichino, da sempre fucina di ottimi strumentisti. Aveva 11 anni quando si è trovato fra le mani a dar fiato al clarinetto, e a formare nei primi anni Cinquanta con altri adolescenti della banda il gruppo Western. Fin dagli esordi professionali nel complesso del noto fisarmonicista Luigi Bonzagni con maggiore frequenza ha alternato il sax tenore, il sax contralto e il flauto. Esordi che passano attraverso i brani da hit parade, ballabili come il twist, il boogie woogie e i latino americani che il gruppo Bonzagni proponeva nelle balere, nei veglioni e nei vari teatri. In tante serate erano gli stessi cantanti che andavano per la maggiore in quegli anni, dalla “regina” Nilla Pizzi, a Joe Sentieri e poi Peppino di Capri e Fred Bongusto, ad esibirsi dal vivo insieme al gruppo. Nel 1970 Ferrarini, con musicisti di altre formazioni della zona fonda I Supremi, quindi nel 1976 entra a far parte del complesso del finalese Giuliano Bergamini. Quindi dall’84 al 2000 fa parte del complesso centese Gerry e il Gruppo Estense. Infine, in chiusura di carriera, fino al 2010 suona negli MFZ, acronimo di Manfredini, Ferrarini e Zoboli. Un ritorno alle origini, in quanto si tratta di amici del paese già orchestrali della banda. Tanti sacrifici ma «ne è valsa la pena», dice convinto. La pensa nello stesso modo il figlio Claudio, che è sulle orme paterne. (p.g.)

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