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Il Borgo torna alla carica «A Ro serve una palestra»

La lista di opposizione propone la nascita di una struttura nell’area sportiva Simoni: necessaria per i 163 studenti delle scuole e per la società di pallavolo

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RO. Il capogruppo della lista di opposizione roese Il Borgo, Daniela Simoni, ripropone un tema sentito: la palestra. Simoni parte dai numeri: «Nelle nostre scuole primarie - ci dice - negli ultimi tre anni ci sono stati 80, 96 ed infine 108 alunni. Nelle secondarie, 60, 61 e poi 55 ragazzi. Per capirci, tra primarie e secondarie, il plesso di Ro raccoglie nell’ultimo anno 163 studenti. Per attività motoria ed educazione fisica i ragazzi ricorrono ad un edificio-palestra, la ex Casa del fascio. O, meglio, un edificio utilizzato come palestra ma che in effetti, a livello di catasto, non lo è, essendo inserito nella categoria , per esempio, dei cinema-teatri-circhi. Si tratta di un edificio di misure limitate, senza spogliatoi e persino senza attaccapanni. Tanto che una ispezione ha imposto di far cambiare i ragazzi, a turno, all’interno della sala maggiore e non nel sottoscala, precedentemente utilizzato».

Nel suo ruolo di consigliere (e, ci è sembrato di capire, ancor più in quello di mamma di un ragazzino che la frequenta), la Simoni ha chiesto al responsabile comunale per l’uso di questo edificio, Massimiliano Marzola , di conoscere i termini del contratto d’uso. «Mi è stato risposto che non ci sono contratti d’uso nuovi dopo il 2009 e che, pur avendo chiesto informazioni al Demanio pure nel 2015, all’amministrazione non sono arrivate risposte. In pratica, anche dopo ispezioni Asl, non ci sono titoli di abilitazione per attività extrascolastiche, ma per la scuola non ci sono impedimenti».

In campagna elettorale la lista Il Borgo aveva proposto la costruzione di una palestra scolastica per completare il plesso roese. E con la possibilità di allargarne la fruibilità anche al di fuori delle scuole: «Per esempio, c’è l’Associazione Volley che, non avendo campo adeguato a Ro, deve emigrare a Polesella per il campionato, tanto da pensare ad una pressostruttura da piazzare nella zona del campo sportivo per poter giocare nel territorio. Ho chiesto all’amministrazione di intervenire, mi è stato risposto che, in una chiave di Unione dei Comuni, ci sono già strutture nei centri vicini assolutamente adeguate. Mi chiedo, però: come possono essere sacrificate le esigenze dei cittadini e del territorio creando la necessità di appoggiarsi ai Comuni vicini. Per me Unione significa unirsi per ridurre le spese».

In casi come questo, però, è necessaria un’assoluta sostenibilità finanziaria: «Che non è facile ma raggiungibile. Servono delle scelte, magari risparmiando qualcosa sul Mulino. Oppure, l’amministrazione versa contributi alle società del territorio: perché non sospenderli per un anno o due, chiedendo la collaborazione alle società stesse? Se le scelte non calano dall’alto, sono sempre più facili da compiere».

Alessandro Bassi

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