In cura 1.300 persone per la febbre del gioco
La nuova legge contro la ludopatia: le sale lontane dalle scuole e dai ragazzi E la Regione investe nei locali virtuosi, soldi a chi non usa le macchinette
E’ quasi una emergenza e tutti si stanno muovendo per arginarla, la nuova malattia del gioco d’azzardo, ludopatia. Basti pensare che nella sola nostra regione sono oltre 1.300 i giocatori in carico alle Ausl, persone che nel 2015 si sono rivolte ai servizi per le dipendenze delle strutture sanitarie (1.310 il dato preciso, ultimo disponibile), con un utenza in prevalenza maschile e fascia di età tra i 41 e i 50 anni.
Troppi minori a rischio
Del resto i numeri parlano chiaro: in Emilia-Romagna, il 22,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nel corso dell’anno. Tra questi, il 4,4% è a rischio - moderato o grave - di dipendenza. Ed è proprio per contrastare e prevenire questo pericolo che la Regione ha rafforzato la normativa, prima in Italia a farlo, dal 2013 quando è stata approvata una legge ad hoc.
Lontani dalle scuole
E due mesi fa, inoltre, «c’è stato il via libera “al Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili”, con l’obiettivo di dire no alle mafie: legge ad hoc che tra le tante misure ha introdotto il divieto di installare apparecchi per il gioco d'azzardo entro una distanza di 500 metri da scuole, luoghi di aggregazione giovanili e di culto, cioè quelli più frequentati dai ragazzi»: il punto sulla normativa regionale lo ha fatto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.
La Regione in prima linea
E l’occasione è stata la prima indagine realizzata dall’Osservatorio “Young millennials monitor” di Nomisma, su motivazioni e approccio dei giovani verso il gioco d’azzardo. Bonaccini ha poi ricordato anche il bando regionale, da poco chiuso, che assegna ai Comuni 150mila euro per progetti per esercenti che scelgono di non installare slot nei locali e che aderiscono al marchio etico “SlotFreeER” voluto dalla Regione, annunciando che i fondi con il prossimo bando passeranno a 300mila euro.
Parola d’ordine, prevenzione
Del resto, è sulla prevenzione del rischio di dipendenza da gioco che occorre lavorare e non a caso il problema è stato inserito nei percorsi che fanno capo al Piano regionale della prevenzione: sul fronte dei servizi, per “curare” la ludopatia si ricorda che sono attivi in in Emilia-Romagna, nei Servizi per le pipendenze patologiche di ogni Ausl, punti di accoglienza, valutazione e trattamento dei giocatori patologici e dei loro familiari.
Ecco dove e come curarsi
Ed è attiva anche la sperimentazione di un servizio residenziale breve specifico per giocatori (“Progetto Pluto”) gestito dal Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, che opera con due sedi situate rispettivamente in provincia di Reggio Emilia e di Modena. Inoltre, la Regione ha sottoscritto un protocollo di collaborazione con le Associazioni Giocatori Anonimi e GamAnon- familiari di giocatori, riconoscendone il ruolo di risorsa nel sistema di cura dei giocatori patologici e delle loro famiglie.
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