«Un atto che spesso non ha alternative terapeutiche»
La donazione del midollo osseo oggi può salvare la vita di molte persone affette da neiplasie del sangue: leucemie, mielomi, linfomi, mielodisplasie. Un atto di grande generosità che viene sempre più...
La donazione del midollo osseo oggi può salvare la vita di molte persone affette da neiplasie del sangue: leucemie, mielomi, linfomi, mielodisplasie. Un atto di grande generosità che viene sempre più richiesto a persone che non sono parenti dell’ammalato. «Il trapianto di midollo allogenico, cioè proveniente da un donatore esterno - spiegava ieri il direttore dell’Ematologia del Sant’Anna, prof. Antonio Cuneo - sta diventando sempre più importante perché non ha alternative terapeutiche». Un registro di donatori molto ricco consente a chi è impegnato nella cura del paziente di poter scegliere all’interno di una gamma vasta di profili genetici e di reperire quindi il midollo più adatto. Tre le vie oggi battute dalla terapia delle malattie del sangue: la chemioterapia (che attacca dall’interno la cellula tumorale), gli anticorpi monoclonali (che intervengono sulla membrana esterna della cellula) e il rafforzamento delle difese del paziente.
Il donatore di midollo mette a disposizione del ricevente le proprie cellule staminali che vengono raccolte dal sangue periferico (oggi la tecnica più diffusa, circa il 90% del totale) o prelevate dalla cresta iliaca. Il donatore può essere iscritto nel registro se l’età è compresa fra i 18 e i 35 anni, è in buona salute e il peso supera i 50 kg. In genere dona una sola volta e nel registro può restare fino a 55 anni.
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