Farmacie allo scontro con Asl e Regione
Ieri lo sciopero. Federfarma: l’erogazione diretta da parte delle aziende sanitarie ci danneggia. Ma il “pubblico” risparmia
Trovare la serranda abbassata per ‘sciopero’ in farmacia è un evento decisamente raro. In un decennio forse è successo un paio di volte, ricordano negli uffici di Federfarma Ferrara, che ieri assieme alle consorelle delle altre province emiliano-romagnole ha chiamato i soci alla serrata. In attesa dei dati di adesione (ieri sera quelli ferraresi non erano ancora noti, ma da Bologna si rivendicava il successo dell’iniziativa) la dura posizione “sindacale” assunta da Federfarma fa decisamente rumore.
Il conflitto è nato attorno a una modalità di distribuzione dei farmaci che consente alle aziende sanitarie (Asl e azienda ospedaliera, a Ferrara) di erogarli direttamente ai cittadini attraverso propri punti di distribuzione, come la farmacia dell’ospedale di Cona e quella dell’ex Sant’Anna, in città. A definire il campo di battaglia è il volume dei costi, dei risparmi e dei (mancati) ricavi. Le farmacie private chiedono ad Asl e ospedali di aumentare la quota di farmaci già distribuita per conto delle aziende sanitarie e sulla quale percepiscono un aggio, come prescritto da un accordo. L’Asl di Ferrara precisa che il costo dei medicinali distribuiti dalle farmacie private “per conto” delle aziende sanitarie in provincia è di 6.3 milioni di €; la quota pro-capite per residente, spiega il direttore amministrativo dell’Asl, Stefano Carlini, è di 16.24 € contro i 9.82 € della media regionale. L’aggio complessivo pagato alle farmacie per l’attività di intermediazione (la distribuzione “per conto”) è di 1.4 milioni di € (3.70 € pro-capite contro i 2.78 € della media regionale). Il valore dei farmaci acquistati con lo sconto e consegnati direttamente ai cittadini da parte di Asl e Sant’Anna, precisa ancora Carlini, è di 19 milioni di € (quota pro-capite 48.25 € contro una media regionale di 50.50 €). «In altre città della regione quindi - commenta Carlini - si fa meno attenzione ai termini dell’accordo di quanto si faccia a Ferrara». Le farmacie private (Federfarma) però lamentano una calo consistente degli incassi. Soldi che le aziende sanitarie pubbliche risparmiano (l’altra faccia della medaglia) proprio grazie alla consegna diretta. Il presidente regionale di Federfarma, Domenico Dal Re, ha indicato nei giorni scorsi le Asl meno “collaborative”: Rimini, Modena, Ferrara e Reggio. Jacopo Barbieri, il direttore di Federfarma Ferrara, sottolinea che «la distribuzione diretta dei farmaci incide sul 10% del fatturato» e osserva che le Asl possono acquistare i farmaci al 50% di sconto, contro il 33% delle farmacie private. Federfarma contesta anche che l’ erogazione diretta non include il pagamento del ticket e ha inviato all’Asl attraverso il suo legale una lettera nella quale si contesta il danno erariale.
Massimo Buriani, presidente di Afm (le farmacie comunali di Ferrara) annuncia che «non abbiamo aderito allo sciopero ma ne condividiamo le motivazioni. A Ferrara e in Romagna, in particolare, la distribuzione dei medicinali da parte delle farmacie ospedaliere è molto alta e causa un calo del fatturato di circa il 7%».
L’assessore regionale Sergio Venturi ha già definito «incomprensibile» lo sciopero. «Dal 2014 - ha dichiarato - la distribuzione dei farmaci da parte delle farmacie in regione è cresciuta del 25% (+3 mln di euro) e una confezione grava sui bilanci regionali in media 5,02 euro, contro 1,90 della distribuzione diretta. È un anno che stiamo incontrando le rappresentanze per ottimizzare i canali distributivi, ma Federfarma ha fatto muro». Claudio Vagnini, direttore dell’Asl estense, ribadisce che «Federfarma ha azzerato qualsiasi margine per discutere di soluzioni alternative. Nessuno vuole danneggiare le farmacie a cui Asl e Sant’Anna affidano una gran mole di servizi remunerati. È chiaro però che chiedere alle aziende sanitarie di rinunciare a parte dei risparmi significa entrare in un discorso di compatibilità economiche di sistema».
Alla fine, cioè, quei costi in più li pagherebbero tutti i cittadini perché lo Stato dovrebbe rimborsare le Asl dei mancati risparmi. Roberto Zapparoli (Federfarma Ferrara) aggiunge un altro punto di vista: «Garantite sicurezza e qualità, va bene tutto ciò che garantisce un vantaggio al cittadino».
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