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Il coraggio di chi ha saputo disubbidire

Il coraggio di chi ha saputo disubbidire

La cerimonia alla caserma Bevilacqua. Il questore Sbordone ricorda i poliziotti che rifiutarono di eseguire ordini disumani

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“Il dovere verso la legge e il dovere verso l'uomo” è il tema affrontato ieri, in occasione della Giornata della memoria, dal questore Antonio Sbordone nella Caserma Bevilacqua dove nel febbraio 1944 furono condotte alcune decine di ebrei prima della deportazione nel campo di smistamento di Fossoli e poi ad Auschwitz. Lì, in quella caserma - ha ricordato Sbordone, «vi furono quindi dei poliziotti che tennero in custodia uomini che, pur privi di alcuna responsabilità, sarebbero stati poi avviati ad un destino di indicibili sofferenze e di morte».

Ordini percepiti come “legittimi” perché provenienti da un’autorità superiore? «E invece no - ha sottolineato Sbordone - quest'assunto non vale sempre». Ci furono invece poliziotti che seppero opporre l’umanità a una legge disumana, «e vi sono stati alcuni casi eclatanti che lo hanno dimostrato».

Il questore ha ricordato illustrandoli nei particolari i comportamenti eroici dell’agente di pubblica sicurezza Giuseppe Baratta, del commissario Emilio Cellurale e di Giovanni Palatucci reggente nella Questura di Fiume quest'ultimo fra le vittime di Dachau che riuscirono a salvare moltissimi ebrei .

«Tre casi tre persone tre esempi di disposizioni violate - ha concluso Sbordone - poiché il limite è l'uomo nella sua essenza ed integrità. Molte furono le situazioni simili a queste ma poche quelle emerse , per ragioni politiche ed economiche diverse e psicologicamente perché si doveva andare avanti , voltare pagina e perché chi non ce l'ha fatta a dire di no, si vergognava di ammetterlo. Non è facile dire di “no” specie per chi deve rispettare e far rispettare le leggi; ed è per questo che abbiamo il dovere di portare alla luce le storie dei giusti e oggi, che, come ci ha ricordato qualche giorno fa la dottoressa Della Seta, le testimonianze dirette stanno venendo via via meno, il dovere di ricordare e far ricordare lo abbiamo noi» . Per la sua conclusione il questore ha preso in prestito la frase finale del film Codice d’onore: “Nostro dovere è proteggere chi non sa difendersi”.

Diversi i momenti istituzionali che hanno preceduto il suo intervento: la deposizione della corona d'alloro al cippo che ricorda gli ebrei ferraresi qui trasferiti per un breve periodo dopo il bombardamento del carcere di Piangipane (le donne invece andarono a Portomaggiore); i saluti del presidente della Comunità ebraica di Ferrara, la testimonianza di alcuni studenti del Dosso Dossi che stanno compiendo una ricerca storica sulle vite dei deportati.

«Sono due i temi su cui ci siamo soffermati quest'anno - ha sottolineato Anna Quarzi direttrice dell'Istituto di Storia Contemporanea affiancato agli studenti nelle loro ricerche - ricostruire le storie di chi fu vittima e di chi invece si adoperò per salvare gli ebrei. Gli studenti del Dosso stanno infatti compiendo una ricerca non facile ma come scrisse Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” ed è quello che stiamo facendo».

Il questore infine ha poi voluto riservare un applauso di ringraziamento a chi da giorni si sta adoperando nel Centro Italia martoriato dal terremoto - soprattutto al corpo dei vigili del fuoco - e nell'albergo Rigopiano sommerso dalla slavina .

Margherita Goberti

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