In sella all'ippogrifo attraverso tempo e storia
Il giornalista Scansani torna a Ferrara per raccontare il poeta e la città: «Esplorò il mondo fuori le mura con l’inventiva»
Il giornalista Stefano Scansani, direttore de la Gazzetta di Reggio, già direttore de la Nuova Ferrara, nel penultimo giorno di apertura darà al pubblico una chiave di lettura originale per godere le ultime ore della mostra a Palazzo dei Diamanti, “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”. L’incontro aperto a tutti si intitola “Noi siamo Ariosto” e si terrà sabato alle 11, nell’Aula magna “Campana” di Palazzo Turchi di Bagno, in corso Ercole I d’Este, 32. Ad accompagnare Scansani nell’esposizione sarà Stefania De Vincentis, curatrice per il portale MuseoFerrara del cantiere “La città di Ludovico Ariosto”, nonché dottoranda in scienze umane all’Università di Ferrara.
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«Già tornare a Ferrara è un fatto ariostesco - esordisce il direttore - ma non tanto da un punto di vista epico, quanto domestico. Cercherò di intessere non solo le lodi dell’Ariosto, ma anche le ansie, qualche difettuccio, qualche amore di casa, siccome la dilatazione delle geografia era il suo tesoro creativo e, al contempo, il suo turbamento costante. In sostanza era il suo cruccio, che corrisponde a quello dei ferraresi contemporanei, ossia stare se non dentro appena fuori dalle mura. Ferrara è il cuzco della valle padana, è il suo centro di gravità. Il poeta ci voleva rimanere, sebbene prima delle televisione avesse esplorato ogni angolo attraverso l’inventiva». Che cosa c’è e che cosa rimane dell’immaginario ariostesco nella Ferrara di oggi? Come sono visti la città e i suoi abitanti al di là delle mura, oltre il Castello, tra fantasia, abitudini e cronaca? A queste domande risponderà Scansani con un itinerario inconsueto e trasportando ai giorni nostri lo splendore del “come eravamo”.
Il giornalista farà atterrare l’ippogrifo, e quindi “le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l'audaci imprese…” e i ferraresi stessi nel 2017, cioè nel “come siamo” diventati.
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«Partirò dalla sua parva domus - e incalza - spesso trascurata. Eppure lo scriveva, che lavorava per la sua famiglia. È tipico del ferrarese, tornare a casa e stare tranquillo, ritrovarsi umanamente. Il Castello gli serviva per mandarci minaccioso Rodomonte, o farci sfilare Angelica di fronte.
Ariosto non partecipava alla vita da cortigiano, perché aveva in mente solo due cose: lo sprigionamento della sua immaginazione e l'immissione di personaggi a lui utili in un poema che sapeva d'antico. Gli serviva per ripagare la sua penna». Qualcosa raccontato dalle opere in mostra ancora aleggia, è sospeso, ispira turisti e cittadini alla ricerca dell’atmosfera Estense. Il giornalista giocherà sul ribaltamento del titolo della mostra, focalizzandosi su cosa vedono i ferraresi quando aprono gli occhi, sul patrimonio culturale che li circonda quotidianamente.
«Non si tratta solo di bellezza, perché a Ferrara c’è tutto. Senza nulla togliere alla sua singolarità, non vorrei che la mostra finisse per rappresentare un rimpianto nei confronti di un'epoca impossibile. Per questo la provocazione: oggi si vede un mondo che non è più quello della Rinascenza, quello di Alfonso I d’Este. Ferrara è un'anomalia rispetto ad altre città della regione, rispetto a una Reggio dov’è nato e cresciuto, e dalla quale ha attinto la sua irruenza, la sua esuberanza, tipiche dello scorrimento sulla via Emilia - conclude Scansani - sino a finire nel ritmo ferrarese».
L’iniziativa è organizzata dal Comune di Ferrara e da Ferrara Arte, grazie al supporto dell’Università degli Studi Ferrara e del Sistema Museale di Ateneo. A ogni partecipante sarà consegnato un braccialetto che gli permetterà l'ingresso ridotto alla mostra nei giorni 28 e 29.
Per informazioni è necessario rivolgersi all’Ufficio Turismo del Comune, telefonando allo 0532/744652, oppure scrivendo a museoferrara@comune.fe.it
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