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incontro a giurisprudenza

«Ricordare la Shoah, un dovere etico»

«Ricordare la Shoah, un dovere etico»

Momento di lutto, ma anche di istruzione per contrastare indifferenza e negazionismo

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«La memoria della Shoah è quella che si basa sull’etica della responsabilità e rappresenta una sorta di impegno morale per riscattare le vittime dell’olocausto». Baldassare Pastore ha presieduto ieri l’incontro “La memoria della Shoah e i giusti fra le nazioni”, aperto nell’aula magna di Giurisprudenza dai saluti del direttore del dipartimento Giovanni De Cristofaro «L’estrema ingiustizia è ubbidire a leggi ingiuste» ha proseguito Pastore, introducendo così il secondo tema dedicato a chi cercò di salvare gli ebrei dallo sterminio, dalla malvagità vessatoria che voleva uccidere la dignità e l’essenza dell’essere umano. «Il pericolo, quando si affronta questo argomento, è la retorica - ha esordito il professor Francesco Lucrezi dell’università di Salerno - ma è giusto sottolineare che specie in Israele dopo la Giornata della memoria ci sono quelle del Ricordo e del Ringraziamento ai soldati che sacrificarono la loro vita per il proprio paese anche a causa del terrorismo; quindi ricordare ma in positivo alternando le lacrime alla gioia».

Il relatore si è posto poi alcuni interrogativi sulla validità di questa celebrazione sentita in modo completamente diverso nelle altre nazioni specie in alcuni Paesi dell’Europa orientale dove è forte il negazionismo. Ne ha riconosciuti almeno quattro, di valori essenziali: pedagogico-conoscitivo, in quanto l’olocausto andò contro la logica della guerra militare; morale, per distinguere cosa è bene e cosa è male; momento di lutto, poiché i testimoni stanno scomparendo e infine, un modo per arricchire il calendario su giornate che rivalutino l’identità nazionale. «Elementi essenziali, specie in Italia - ha concluso - dove i valori democratici si stanno progressivamente sgretolando».

Il pomeriggio si è chiuso con una relazione storica di Luciana Roccas Sacerdoti della comunità ebraica di Ferrara, che ha spiegato come è nata la fondazione Yad Vashem dedicata ai giusti mentre assente per una forte influenza la direttrice del Meis Simonetta Della Seta che ha comunque inviato la propria relazione. (m.g.)

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