La Nuova Ferrara

Ferrara

«Pagate e non ci saranno più scioperi»

di Stefano Totaro
«Pagate e non ci saranno più scioperi»

Novantamila euro in cambio di pace sociale: arrestati a Modena un manager ferrarese e un sindacalista dei Si Cobas

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FERRARA. Il video è molto breve, dura soltanto 23 secondi e non ci sono nemmeno le parole, ma è sufficiente a sintetizzare tutta questa vicenda che suscita scalpore e che vede coinvolti un sindacalista di livello nazionale e un altra persona, ufficialmente un “project manager” di una ditta di consulenza in ambito sindacale, una specie di mediatore. I due Aldo Milani, coordinatore nazionale dei Si Cobas e Danilo Maria Piccinini, manager nel Ferrarese, sono stati arrestati dalla squadra mobile di Modena per estorsione in concorso, in base alle indagini coordinate dal pm Claudia Natalini.

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Nel breve video, che sembra uno spot da utilizzare in una campagna per la legalità contro le estorsioni e contro le mazzette, si vede proprio una delle due vittime, uno dei due fratelli della Levoni carni, consegnare una busta a Piccinini. All’interno ci sono cinquemila euro, una prima tranche di quei novantamila euro “cash”, in nero, in contanti, del tutto non tracciabili, chiesti per ottenere “pace sociale”. «Dateci i soldi per la “cassa di resistenza” e noi faremo in modo che non vi sanno più proteste, scioperi e picchetti». Vittime di questa estorsione i fratelli Levoni, Luca e Lorenzo, i titolari della Levoni carni di Castelnuovo e che hanno nella loro filiera produttiva altre piccole ditte dove viene effettuata la lavorazione della carne.

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L’anno scorso l’Alcar Uno in particolare, ma anche la Global service, finirono nella bufera a causa delle rivendicazioni dei lavoratori sulle condizioni di lavoro, sul tipo di contratto: le richieste erano, alla luce delle mansioni effettivamente svolte nelle ditte, di non essere considerati contrattualmente facchini ma operatori alimentari, alimentaristi, da parte della cooperative a cui erano affidati i lavori, la Alba service, che li aveva in forza. Un lungo braccio di ferro, fatto di licenziamenti, proteste, picchettaggi, scontri, camion che non uscivano per le consegne, cariche della polizia e lacrimogeni.

Alla fine degli oltre cento lavoratori interessati, metà furono licenziati, metà riassunti ma non come alimentaristi e la Alba service non era più la loro padrona. Ed è in questo contesto di grandi tensioni, di scontri e di tregue che iniziano le indagini. Tutto scatta il 13 gennaio scorso quando i fratelli Levoni, una volta avuto chiaro il quadro della situazione che si paventava loro, hanno deciso di presentare denuncia permettendo così alla squadra della legge di entrare in azione. Iniziano le intercettazioni, ambientali e telefoniche, tutto viene seguito e ascoltato, ogni passo dei duo Milani e Piccinini viene documentato e si arriva al 26 gennaio, quando scatta il blitz della polizia nella sede dell’Alcar Uno: non appena vi è lo scambio della busta i due vengono arrestati in flagranza di reato.

Lucia Musti, procuratore capo di Modena: «Vogliamo evidenziare la peculiarità di questo episodio estorsivo perché tutti siamo abituati a sentire parlare di estorsioni in contesti criminali, di pizzo e quant’altro. In questo caso vi è stata sempre una richiesta di denaro però questa estorsione è stata posta in essere da soggetti che per la loro qualifica personale possono permettersi di parlare di pace sociale. La pace sociale è un concetto importante, fondamentale per ogni collettività e non può essere assolutamente una merce di scambio, un bene che si può ottenere attraverso un’estorsione. Speriamo pertanto che anche i sindacati, che sono impegnati in un compito difficilissimo e delicato, possano comprendere il senso di questo arresto».

Il questore di Modena Paolo Fassari: «L’avere pilotato o avere indotto delle masse di lavoratori a creare delle tensioni sociali strumentalmente ha portato in campo un impegno e un pregiudizio alla sicurezza pubblica, con importanti momenti di scontri e tensioni. Chi ha pilotato strumentalmente la violenza lo ha fatto ponendo a repentaglio l’incolumità di lavoratori e di operatori di polizia. Momenti di tensione pilotati, improvvisamente accelerati e decelerati che nella ricostruzione dei fatti sono coerenti con quello che allo stato attuale le indagini hanno accertato». Oggi o al massimo lunedì il Gip valuterà se convalidare o meno l’arresto di Milani e Piccinini, ora nel carcere di Sant’Anna a Modena.

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