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Nella riserva per guardare il cervo dritto negli occhi

Nella riserva per guardare il cervo dritto negli occhi

Per la prima volta aperta la zona interna del Boscone della Mesola: su 1.058 ettari solo 110 sono liberamente visitabili, gli altri sono area protetta

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BOSCO MESOLA. Per la prima volta la riserva naturale interna al Boscone della Mesola, di norma chiusa al pubblico, è stata aperta a speciali visite invernali (le prossime il 12 e il 19 febbraio), per contemplare da vicino i suoi abitanti con un abito diverso rispetto a quello della stagione estiva. “Sulle tracce del cervo della Mesola” è il nome della singolare escursione da vivere a bocca aperta.

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A pochi metri dal Posto fisso dei carabinieri forestali Utb di Bosco Mesola, si spalanca per la prima volta un cancello, generalmente chiuso, che proietta il visitatore in un altro mondo. Guardinghi, alcuni giovani cervi scrutano i nuovi arrivati, mentre sulla riva di un fossato quel che resta delle piume di un’aquila, testimonia un pasto recente da parte di una volpe o di qualche rapace notturno. «Dei 1.058 ettari del Boscone della Mesola – spiega Stefano Casellato, guida ambientale -, solo 110 sono liberamente visitabili a piedi o in bicicletta. La parte restante è area protetta, non accessibile. Questa occasione speciale è frutto di un accordo tra l’Ente di Gestione per i Parchi e le Biodiversità e l’ufficio territoriale per la biodiversità dei carabinieri forestali di Punta Marina, diretto dal tenente colonnello Giovanni Nobili, che ringrazio».

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In quello che è il loro regno incontrastato i cervi, mammiferi autoctoni, si sentono protetti e si lasciano ammirare da vicino. Sino agli anni ’70 purtroppo i bracconieri tagliavano le reti di cinta del boscone per introdursi furtivamente ed avventurarsi alla caccia del cervo. Oggi non è più così e anzi, durante la stagione invernale, gli operai forestali foraggiano gli animali, per sopperire a ciò che il sotto-bosco non produce. Oltre la Bassa dei Frassini, detta anche Balanzetta, dove la mano dell’uomo non interviene perché è riserva integrale, oggetto di studio, si raggiunge la zona Alciola, affastellata da antiche case coloniche dove, tra le radure erbose, numerosi esemplari, tra i 300 daini censiti, si dedicano al pasto. Sino al 2010 i daini si contendevano il cibo con i cervi.

È dal colpo di bramito che il cervo, nella stagione degli amori, da metà settembre a metà ottobre, allontana l’avversario per riprodursi. I più sanguigni arrivano a scornarsi, ma sono casi non frequenti. All’interno del casolare “El ciola 2”, chiamato anche “Casino del Vigneto”, zona solcata in origine dai vigneti del Bosco Eliceo, Stefano Casellato illustra i palchi delle corna dei cervi, presenti per iniziative didattiche. «A febbraio i cervi perdono il palco, - spiega la guida turistica ambientale -, mentre a luglio è già ricresciuto del tutto. Il velluto che si forma segna la fase di crescita del palco, che è ramificato, al contrario di quello del daino che è palmato».

Più avanti si staglia un’enorme radura erbosa, cinta da una corazza verde di alberi giganteschi. È il parco delle duchesse. «Qui crescono solo licheni e muschi – precisa Casellato -, perché sotto scorre una falda acquifera ferrosa, che non permette la crescita di piante».

Katia Romagnoli

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