Cartelle da rottamare Il Comune può dire no solo per poche annate
La scelta dei sindaci riguarda la gestione non Equitalia A Ferrara finestre per Ici, Imu, Tarsu, pubblicità e multe
C’è tempo fino al 31 marzo per presentare le domande di rottamazione delle cartelle esattoriali, sia nazionali che locali, e proprio il meccanismo dei tributi locali rischia di confondere le idee ai contribuenti. “Colpa” dei rapporti intermittenti dei Comuni con Equitalia, che ha appunto lanciato la campagna di azzeramento di sanzioni e interessi per i vecchi debiti, ma che non può imporre di fare altrettanto agli enti pubblici organizzati in proprio nel recupero dell’evasione pregressa. I Comuni ferraresi che hanno ritirato la delega a Equitalia sono 11, capoluogo compreso, ed entro domani, 1 febbraio, dovranno deliberare a loro volta se attivare la rottamazione per i tributi locali, multe stradali incluse. La decisione, però, riguarderà solo il periodo a gestione diretta della riscossione, che potrebbe essere solo una parte delle annualità interessate alla rottamazione (dal 2000 al 2016): se quindi la cartella per il tributo locale ricade nei periodi a gestione Equitalia, la possibilità di rottamarla esiste anche se il Comune ha deliberato il contrario. Ferrara, ad esempio, è passata alla gestione diretta a partire dal 2015 per quanto riguarda i tributi principali, e anche in precedenza per altri tributi: così, mentre decideva di non aderire alla rottamazione, ha messo a punto lo schema per gli altri periodi a gestione Equitalia, in maniera da agevolare i contribuenti intenzionati a sfruttare questa possibilità. Si potranno quindi presentare domande per le cartelle Ici fino al 2011, per quelle Imu dal 2012 al 2014, le cartelle Tarsu dal 2000 al 2003, il canone per la pubblicità dal 2000 al 2007 e le multe per violazione del codice della strada dal 2000 al 2011.
Anche gli altri Comuni ferraresi non Equitalia dovranno fare lo stesso, se vorranno evitare il lavoro di revisione che accompagna la rottamazione. La delibera di Palazzo Municipale, d’altra parte, ammetteva che queste operazioni «rischiano di essere eccessivamente gravose sotto il profilo amministrativo ed, in quanto tali, potenzialmente in contrasto con i principi di semplificazione e buon andamento dell'attività amministrativa (specie laddove sproporzionati ed ingiustificati rispetto agli interessi che secondo la ratio della legge detta misura mira a soddisfare)». Non a caso tra i Comuni maggiori a livello nazionale, solo Cuneo e Oristano hanno detto sì alla rottamazione, e altri cinque ci stanno pensando.
Stefano Ciervo
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