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Ospedale Delta, la fronda dei cinque sindaci

Ospedale Delta, la fronda dei cinque sindaci

Passano le linee guida della riorganizzazione provinciale della sanità, ma il Basso Ferrarese le respinge: poco chiare

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FERRARA. Attorno al futuro dell’ospedale del Delta si sta costituendo un corposo nucleo di sindaci “preoccupati”. Ritengono che le istituzioni che governano la sanità in provincia, in particolare la Conferenza socio-sanitaria e le due aziende, Asl e Sant’Anna, i cui vertici vengono nominati dalla Regione, stiano riorganizzando il sistema locale dei servizi ospedalieri senza tenere in adeguato conto le esigenze di una parte consistente della popolazione. Temono che il loro ospedale di riferimento, che ha sede a Lagosanto, possa essere progressivamente svuotato di funzioni, competenze e servizi con grave danno per la comunità locale.

Questo dubbio ha trovato espressione, ieri pomeriggio, nel voto contrario sulle linee di indirizzo della riorganizzazione ospedaliera ferrarese pronunciato con alzata di mano dai rappresentanti di cinque comuni nel corso dei lavori della Conferenza socio-sanitaria territoriale: Lagosanto, Comacchio, Codigoro, Mesola e Goro. Un “no” a cui si è affiancata l’astensione di altri due comuni: Bondeno e Tresigallo. Il documento è stato approvato dalla maggioranza dei sindaci e amministratori presenti. Le linee guida riportate nel documento delineano una ripartizione di funzioni fra i tre ospedali del territorio inserita all’interno di un modello concentrico di organizzazione della sanità che assegna all’ospedale di Cona il ruolo di “hub”, centro di riferimento per i servizi e le attività sanitarie più complesse. Non può non risaltare un fatto: che quattro dei comuni dissenzienti (Lagosanto, Codigoro, Mesola e Goro) sono governate da giunte di centro sinistra o direttamente da sindaci del Pd. Una spaccatura che potrebbe lasciare un segno.

«Continueremo a vigilare, sull’ospedale del Delta non intendiamo rilasciare cambiali in bianco. Noi temiamo che non si rispettino gli accordi - ha commentato Maria Teresa Romanini, sindaco di Lagosanto e caposala della Cardiologia dell’ospedale del Delta - Il parere contrario che ha accomunato il voto di cinque comuni del basso ferrarese dà voce al disagio sofferto dalla popolazione di una parte importante della provincia. C’è il rischio che non si rispettino i patti». Il collega Gianni Padovani, sindaco di Mesola, aggiunge: «Oggi abbiamo bisogno di una sanità più attenta alle esigenze dei cittadini che abitano a 50-60 km da Cona e dal Sant’Anna e per i quali un depotenziamento dell’ospedale del Delta (oggi chiuderà la maternità, ndr) rappresenterebbe un danno grave, difficilmente sanabile. Se ci mettiamo che la viabilità in alcune zone del territorio non è il massimo...».

La collega di Codigoro, Alice Sabina Zanardi, si incammina sulla stessa traccia: «Il piano che ci è stato presentato non è stato considerato sufficientemente chiaro, preciso ed esaustivo». C’è chi ha ipotizzato che il voto contrario fosse legato al tentativo (bocciato) di rinviare la discussione in Conferenza sanitaria, e che i cinque “no” diano risalto ad una esigenza di attenzione diretta soprattutto al neo-direttore dell’Asl, Claudio Vagnini. «Sì, forse qualcuno ha chiesto un rinvio, comunque non io - spiega Maria Teresa Romanini - ma su questo punto si è visto subito che non c’erano le condizioni. Il “no” inoltre riguarda un piano di riordino predisposto da entrambe le aziende, non solo dall’Asl».

Gioele Caccia

 

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