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Tortelli contro cappellacci: Mantova rilancia il derby

Un piatto di cappellacci
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Un piatto di cappellacci

Il sindaco lombardo Palazzi punzecchia con un tweet l’amico-collega ferrarese. E Tagliani ribatte: «Questa gara ci piace, ma prima troviamo un arbitro»

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FERRARA. La dolcezza pastosa del cappellaccio ferrarese, o il retrogusto intenso del tortello mantovano? Una disfida gastronomica infinita tra Castello Estense e Palazzo Te comprimibile nel domandone: amaretto sì o amaretto no? E la mostarda, protestano i palati estensi, cosa ci sta a fare?

Ciclicamente, Ferrara e Mantova rinnovano il duello e tornano a incrociare le forchette. Non si è ancora spenta l’eco del “caso Franceschini”, che una nuova giostra culinaria si profila all’orizzonte. A lanciare il tovagliolo di sfida questa volta è il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, chiamando appetitosamente in causa il suo diretto collega, Tiziano Tagliani. «Ho proposto all’amico Sindaco Fe @TizianoTagliani la sfida Tortelli zucca VS Cappellacci», ha twittato il primo cittadino della città dei Gonzaga. Il cinguettìo risale a sabato 28 gennaio ma scorrendo un po’ a ritroso l’account di Palazzi, spunta inconfondibile un succulento primo piano dell’oggetto del contendere: un cappellaccio guarnito di ragù. Cappellaccio, sì, e non tortello perché la foto rivela che quel piatto è stato gustato in una nota trattoria ferrarese il 21 gennaio, una settimana prima dell’apertura delle ostilità. Che sia stato, quel pranzo, di ispirazione per l’imminente tenzone? Forse la bontà della versione emiliana ha risvegliato l’orgoglio lombardo? Di certo c’è che l’invito a battersi all’ultima ricetta è stato subito raccolto: il messaggio è stato ritwittato dall’amministrazione comunale, il che può considerarsi a tutti gli effetti una “dichiarazione di guerra”.

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Battaglia mangereccia sia, allora, come conferma lo stesso sindaco Tagliani: «Certo che accettiamo la sfida - spiega divertito - ancora dobbiamo pensare in che modo e con quale formula, ma senza dubbio questa gara ci piace molto». È indispensabile però, prosegue Tagliani, trovare un arbitro, un giudice terzo che possa valutare in modo imparziale i due piatti “rivali”. Il derby della zucca, insomma, dovrà giocarsi in...palato neutrale. E chissà che non ne venga fuori un evento gastronomico vero e proprio, magari con giudici togati (chef) e popolari (buongustai da tutta Italia). «Non sarò io a poter votare - conclude Tagliani - ma una cosa e sicura, i cappellacci li mangerò».(a.m.)

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