Tutti i falsi e i trucchi del commercialista
Ferrara, via al processo contro il ragionier Riccardo Schincaglia. L’accusa: soldi sottratti a 34 clienti per i quali doveva pagare tasse
FERRARA. Tra il 2008 e il 2012, il ragioniere Riccardo Schincaglia, ritenuto dall’accusa un mago della finanza creativa cittadina, arrivò a compilare ben tremila F24, i moduli per il pagamento di tributi e tasse allo Stato, Inps o Inail e altri enti pubblici, compensando 4 milioni di euro, facendo figurare sempre Iva a credito per l’anno precedente d’imposta: ossia, tirando le somme tra crediti vantati (inesistenti e falsi, secondo l’accusa) e debiti dei suoi clienti (reali, da saldare, che loro pagavano, lui si intascava), Schincaglia pareggiava tutto, dichiarava che nessuno dei suoi clienti doveva sborsare un euro allo Stato. E così truffava due soggetti in un colpo solo: lo Stato e il cliente di turno.
Erano partiti da qui, gli ispettori dell’Agenzia delle entrate, da controlli sulle compensazioni negli F24 che diverse persone presentavano, ritenuti falsificati nei numeri, e che guarda caso avevano in comune l’essere seguiti proprio dal nostro commercialista, il ragionier Schincaglia Riccardo, ancora oggi - da quanti si apprende - iscritto all’ordine dei commercialisti, in attesa della definizione di questo processo. Dagli incroci tra questi controlli e tutti gli F24 transitati nel conto corrente di Schincaglia, presso la Carife negli anni, gli ispettori della finanza hanno iniziato ad entrare nel tunnel, senza fine, del grande raggiro di cui ora Schincaglia è accusato: prendeva i soldi dai suoi clienti che seguiva fiscalmente per il pagamento di tasse o imposte dovute, si intascava i loro soldi e faceva la “magia” delle compensazioni, a suo vantaggio: 1 milione e 800mila euro di appropriazione indebita a scapito di ben 34 clienti, il conteggio indicato ieri al processo dall’ispettore della Guardia di finanza che ha condotto e concluso le indagini che poi hanno portato la procura a chiedere il processo. E tra i vari capi d’accusa anche la truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio perchè i debiti che avrebbe dovuto appianare versando soldi nelle casse pubbliche, li azzerava con crediti inesistenti. Crediti accumulati, ma inventati.
Tra i tanti riferimenti citati - ieri dall’ispettore della Finanza in aula a carico di Schincaglia - uno su tutti ne è l’esempio: per due società nel lungo elenco di vittime, Schincaglia arrivò a compensare Iva a credito che aveva fatto figurare nell’anno fiscale precedente alla stessa creazione delle società: più invenzione di così! Come spiegava ieri al processo però, non solo i controlli dell’Agenzia delle entrate e della Finanza portarono a concentrare l’attenzione su Schincaglia: anche segnalazioni delle banche su cui operava il commercialista, per operazioni sospette. Poi accertamenti bancari, analisi delle tracce informatiche nei suoi computer, mail inviate ai suoi clienti, sono prove e riscontri per cui la procura (in aula il pm Castaldini, che ha preso l’inchiesta dall’ex pm Proto, oggi a Bologna) ha chiesto il processo: che riprende l’8 giugno, poi il 29, il 6 e il 13 luglio.
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