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Esuberi Carife si chiude a quota 340 Adesso tocca a Bper

L’azienda è soddisfatta dell’accordo. Ma l’offerta slitta Al Senato ancora trattative con il governo per i rimborsi

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Si è chiusa ieri mattina, con l’incontro tra azienda e sindacati, la procedura sugli esuberi Carife. Il vertice dell’azienda, con l’amministratore delegato Giovanni Capitanio in testa, ha espresso soddisfazione per le adesioni al programma di esodi volontari, che ha raggiunto le 340 uscite equivalenti: gli esodi veri e propri si sono fermati a 334, 4 in più rispetto alla prima scadenza indicata nell’accordo, ma bisogna aggiungere 24 part time a orari molto diversificati, che in termini di risparmi di costi valgono circa 5 posti full time. L’obiettivo di 350 esuberi non è stato raggiunto ma Capitanio ha chiuso comunque la partita, lasciando trasparire anche il gradimento del «futuro acquirente», come viene chiamata da settimane Bper senza citarla direttamente. Non è stato nemmeno attivato lo scivolo a sei anni per il prepensionamento, che avrebbe comportato un costo aggiuntivo.

Le uscite inizieranno l’1 aprile e saranno scaglionate fino al 31 dicembre, a seconda delle necessità dell’azienda, facendo così scendere l’organico a 495 dipendenti. L’1 aprile partono anche le chiusure già decise di 7 filiali, non ancora comunicate alla clientela (le chiusure pomeridiane in 4 filiali scattano invece a partire da oggi), e nelle prossime settimane si aprirà il confronto anche sul piano di razionalizzazione che ipotizza un sostanziale dimezzamento delle filiali. La logica indurrebbe a pensare che un’operazione del genere venga se non condotta, almeno concordata fin nei particolari con Bper, ma i tempi dell’acquisizione da parte della banca modenese non saranno rapidissimi. La chiusura della trattativa sugli esuberi era considerato il pre-requisito per avviare il percorso di acquisto, ma ci sono altri nodi da sciogliere: la cessione di altri 400 milioni di crediti deteriorati e la ricapitalizzazione da parte del Fondo interbancario. Per questo motivo è poco probabile che già nei prossimi consigli d’amministrazione venga messa a punto la proposta di acquisto, più gettonata una data attorno alla metà di febbraio per questo passo fondamentale.

Alla Commissione Finanze del Senato, nel frattempo, si stanno discutendo e votando gli emendamenti al decreto Salva-risparmio. Quelli che interessano gli azzerati Carife (una delegazione sarà presente oggi in audizione a Palazzo madama) sono stati oggetto di trattative con il governo per l’intera giornata di ieri, e dovrebbero essere votati oggi. Diverse forze politiche, tra le quali il Pd, puntano come noto a riaprire i termini dei rimborsi automatici ed estendere l’accesso ai parenti di primo grado degli obbligazionisti. Tutto dipende dal parere che darà il governo al momento della votazione, problemi di copertura finanziaria non ce ne dovrebbero essere ma c’è l’incognita dell’interpretazione da parte dell’Ue.

Stefano Ciervo

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