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S. Anna, troppi ricoveri stop alla piccola chirurgia

L’azienda ospedaliera si scusa: rinviati gli interventi programmabili non prioritari Orario di lavoro, l’Anaao si rivolge all’Ispettorato. I medici: siamo al rischio clinico

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L’azienda Sant’Anna è in overbooking. I reparti dell’emergenza sanitaria (pronto soccorso, medicina d’urgenza, le medicine, le specialistiche) faticano a sostenere l’impatto di un afflusso esorbitante di utenza dalla città e dalla provincia, da anni ormai in crescita anche a causa della chiusura di tre ospedali e della rimodulazione dei servizi nella rete ospedaliera locale. Ma si tratta solo di una delle attività in sofferenza. L’altra emergenza è legata all’intasamento delle liste degli interventi chirurgici,problema che nelle ultime settimane è finito più volte sul tavolo della direzione generale. E che ieri ha spinto l’azienda ospedaliera a chiedere scusa ai «pazienti costretti a rinviare la data dell’intervento chirurgico» e ad assicurare loro «che sarà riprogrammato al più presto, non appena le condizioni operative miglioreranno. Sarà poi cura dell’azienda informare tempestivamente gli utenti».

L’ospedale fatica a fronteggiare con le risorse ordinarie la domanda di ricoveri, una situazione che, «assieme alle difficoltà di dimissione dei pazienti verso il domicilio e alla saturazione dei posti letto di lungodegenza e residenziali disponibili sul territorio, sta determinando uno stato di sovraffollamento dei nostri reparti tale da costringere la direzione a disporre il rinvio degli interventi chirurgici programmabili non prioritari, in modo da essere in grado di accogliere i pazienti urgenti con patologie di tipo medico/internistico». L’emergenza ricoveri potrebbe non restare tale a lungo, ma per un tempo sufficiente a creare notevole disagio a pazienti magari già in attesa da settimane o mesi. Per questo motivo il Sant’Anna annuncia una “manovra” ad hoc. «Si stanno predisponendo i locali – scrive la direzione - per l’allestimento di ulteriori posti letto che consentano di far fronte all’elevata pressione di ricovero, così come concordato in sede di Conferenza territoriale socio-sanitaria, e si sta procedendo alla revisione delle procedure di trasferimento verso strutture intermedie». L’ingolfamento da ricoveri è da tempo nel mirino di sindacati e personale. L’Anaao ha portato la sua vertenza sullo straordinario, già al vaglio della magistratura, anche sul tavolo dell’Ispettorato del lavoro, chiamato in causa per verificare l’applicazione della legge sui turni in corsia. «I medici continuano ad effettuare migliaia di ore di lavoro non retribuite per far funzionare l’ospedale. Le 15mila e passa ore autorizzate del 2016 corrispondono a 11 assunzioni e sono solo quelle pagate - affermano il consigliere nazionale Pierluigi Api e il segretario aziendale Lucio Trevisani - Ma l’azienda fino ad ora è stata sorda alle nostre richieste. Riteniamo che una delle cose più urgenti da fare sia oggi rivedere la catena di comando». Intanto la protesta trova eco anche tra i camici bianchi al lavoro nei reparti.

«Svolgiamo la nostra attività in una situazione di elevato rischio clinico», si legge in una lettera inviata alla direzione da uno dei reparti sotto pressione.

«Due medici in meno, con sovraccarico di turni che si traduce nella mancanza di rispetto delle ore settimanali previste dal contratto», riporta lo scritto. Che prosegue: «L’organizzazione attuale, che prevede l’accoglimento dei trasferimenti dalla Medicina d’urgenza e i ricoveri da pronto soccorso, fa sì che il medico di turno pomeridiano si trovi a dover gestire i nuovi ricoveri (con una media di 4-5 al giorno) e a dover contemporaneamente completare e portare avanti l’attività routinaria di reparto». Il rischio clinico, in particolare, deriva dagli «innumerevoli ricoveri aggiuntivi a carico delle medicine accolti nel blocco delle chirurgie specialistiche». Risultato: personale medico diviso fra reparto di competenza e letti “extra”, eccessivo numero di pazienti per medico, assistenza complicata dalla “lontananza” dei pazienti ricoverati in altri reparti. Argomentazioni che si ritrovano in un’altra lettera, nella quale si evidenzia la necessità di dover garantire «interventi rapidi su pazienti acuti (e spesso instabili), gestione di ricoveri e trasferimenti nonché eventuali consulenze da parte di altri specialisti, in reparti non contigui». Nelle specialistiche si è avuto perfino un picco di 28 pazienti con posti letto “in appoggio”, un dato che corrisponde a quello di un reparto intero potenziato. La proposta dei sanitari alla direzione è di ripristinare il ricovero diretto da pronto soccorso, «soluzione meno dolorosa e rischiosa», senza l’uso della Medicina d’urgenza come “parcheggio” temporaneo per la notte. (gi.ca.)

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