Sul bus viaggia l’incubo dei furti gli anziani le “prede” preferite
Il racconto di una donna derubata due volte in quattro giorni: sono bande che vengono da fuori Molte le richieste al conducente. Ma c’è anche chi fa elogi: i mezzi sono molto più comodi di prima
Per carità, nessun riferimento a certi autobus sudamericani (si scrive con cognizione di causa) dove il rischio rapina è perenne. Ma certo anche i meno esotici bus di casa nostra qualche problema ce l’hanno. L’occhio di chi scrive dovrebbe essere abbastanza buono dato che non vede gli interni di un autobus da 45 anni. Dovrebbe, abbiamo detto. Chi invece non si presta al condizionale è il guaio principe cui si può incappare salendo su uno dei nostri bus. I furti. Rappresentano l’angoscia e insieme l’incubo delle persone con le quali ieri abbiamo trascorso più di un’ora, seduti (abbastanza comodamente) sulle poltroncine di un bus di una linea cittadina. Da Corso Porta Reno a via Vallelunga, passando per Pontelagoscuro. Poco più di un’ora, appunto, dalle 11 alle 12,05. Un anziano signore entra alla fermata vicina a Piazza Travaglio e si mette una mano nei pantaloni, tasca posteriore destra. Guarda il controllore e cerca un posto a sedere. «Come si viaggia sui nostri bus? Guardi - ci risponde sorridendo - , complessivamente abbastanza bene (la sss molto marcata e sibilante fa capire che l’uomo è ferrarese, ndr), qui c’è un problema solo: il pericolo che ti rubino il portafoglio». Potrebbe andare meglio, cioè non è proprio il massimo della vita. Una donna che siede vicino a noi s’inserisce nel dibattito viaggiante: «Io le posso raccontare la mia esperienza. In pochi giorni - dice -, credo quattro, sono già stata derubata 2 volte. E per di più senza che me ne accorgessi». La signora, poi, ce la dice tutta: «C’è anche un particolare che devo dirle, eh: cioè, vede questo occhio, il destro? Io da questo occhio praticamente non ci vedo, quindi se ho la borsetta appoggiate sulle gambe e da destra qualcuno allunga la mano e mi sfila il portafogli, non trova grandi ostacoli». Scusi, ma perché non mette il portafogli in una tasca interna del giubbotto? «Mi sa che devo fare proprio così, perché adesso, ad esempio, devo rifare tutti i documenti». E i soldi, quanti soldi le hanno portato via? «Per fortuna pochi, non ne avevo molti nel portafoglio». Un altro utilizzatore del bus ci sorprende: «Guardi cosa tengo in tasca: un registratore. Registro tutto. Vuole sentire?». No, ci crediamo. Ma il motivo? «Da quando mi hanno derubato registro quello che avviene, magari mi è utile quanto vado a fare denuncia dai carabinieri». A proposito di carabinieri. La signora di prima riprende (nel frattempo siamo arrivati quasi a Pontelagoscuro): «Sono andata a fare denuncia dai carabinieri - dice la donna - e, oltre al tempo che ci vuole e che non è poco, mi hanno detto che a fare questi furti sono delle bande che vengono da Verona. Fanno i furti e poi se ne tornano nella loro città». Mentre il bus si accinge a prendere via Vallelunga (uno stradone che porta dentro alla campagna ferrarese), salgono persone, soprattutto giovani, di diverse etnie. I bus sono mescolanze, diversità. Miscele di razze, di età, di reddito, di abitudini. E ad osservare (più che a guardare) qualcosa si coglie. C’è, ad esempio, un gruppo di persone: parlano a voce molto alta e la signora che pochi minuti prima raccontava le sue peripezie ci guarda e sorride, scuotendo la testa. C’è chi evita le polemiche, perché tutto sommato è meglio così. E c’è anche chi le evita perché non è interessato alle polemiche. Il signore che si toccava i pantaloni fa parte di questa categoria: «Ah sì, - conferma - i furti sono la cosa peggiore, bisogna stare attenti». Ogni tanto un lampo di impazienza gli passa negli occhi: «Bisogna accettare anche gli stranieri - aggiunge - ma bisogna anche stare attenti. A tutti, italiani e non italiani». E poi sentenzia: «A volte uno si deve anche arrabbiare!». C’è molto via vai intanto tra posti a sedere e conducente. Malgrado le indicazioni su come pagare siano chiare, non manca quasi mai (ad ogni fermata) quello che avvicina per chiedere informazioni o per chiedere di cambiare i soldi, cioè di aver monete in cambio di carta. Ma il conducente (almeno quello della linea scelta da noi) non è disponibile. Sai se dovesse dare retta a tutti quelli che gli chiedono di cambiare i soldi! Ed infatti: «No, no, i soldi non li cambio», risponde fermo ad un giovane cinese. Siamo già sulla via del ritorno. Viene alla mente che il bus è anche un luogo d’incontri, un po’ come il treno ma con meno tempo a disposizione. Il ritorno in Corso Porta Reno è annunciato dalla chiamata della prossima fermata Porta Reno. Fin qui, complessivamente, tutto bene. E dire che per qualche anziano, prendere il bus è anche un modo per trascorrere la giornata. Quasi da turista.
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