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«Vive la colpa e collabora con educatori e psicologi»

Pontelangorino, parla il legale del 17enne che ha ucciso la coppia di ristoratori «Il no del Riesame all’affidamento in comunità? L’ha accettato, se lo aspettava»

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PONTELANGORINO. Incontra l’avvocato e i genitori, gli educatori e gli psicologi. Il diciassettenne che ha impugnato un’ascia per uccidere barbaramente i genitori dell’amico, a Pontelangorino, su richiesta di quello stesso amico che gli aveva promesso per il delitto una somma di denaro, ha iniziato un percorso interiore di rielaborazione e ravvedimento. Sarà lungo, certo e incerto nell’esito ma c’è chi confida che la direzione imboccata dal giovane sia quella giusta. Ieri il suo avvocato, Lorenzo Alberti Mangaroni Brancuti, è andato a trovarlo in carcere, al Pratello di Bologna, per saggiare la reazione del ragazzo all’ordinanza del Tribunale del riesame che gli ha negato l’affidamento ai servizi sociali con collocamento in comunità.

Uno sbocco evidentemente considerato troppo precoce rispetto all’accaduto e alla ferocia con cui è stato consumato il duplice omicidio. I giudici del riesame hanno confermato le esigenze cautelari e hanno ritenuto con ogni probabilità prematura una decisione che richiede più di una confessione e qualche segnale di pentimento. La crudeltà e determinazione dimostrate dal ragazzo nella notte in cui è entrato nella casa di Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni per massacrare i due ristoratori con micidiali colpi alla testa mentre il figlio della coppia attendeva a pochi passi che tutto fosse finito hanno convinto probabilmente i giudici che c’è bisogno di più tempo per valutare se e come il giovane potrà eventualmente riprendere il cammino senza fare e farsi del male. «Il mio assistito - spiega l’avvocato Mangaroni - quell’ordinanza un po’ se l’aspettava. Ne avevamo parlato e sapeva che il pronunciamento dei giudici avrebbe potuto essere negativo. Ha reagito senza mostrare particolari fragilità ma la cosa buona è l’atteggiamento positivo che ha assunto rispetto al lavoro che stanno compiendo con lui i professionisti che lo seguono da vicino. È un inizio incoraggiante». Il legale aggiunge che pure la difesa intende partecipare «con propri professionisti» ad ogni attività che può aiutare il giovane assistito ad uscire dal vicolo cieco in cui è entrato nella notte tra il 9 e il 10 gennaio scorsi. «È chiaro che deve fare i conti con il suo senso di colpa - sono parole dell’avvocato -, che si ripresenta tutti i giorni e forse dovrà scontare per tutta la vita».

La procura e gli investigatori dei carabinieri stanno continuando a raccogliere elementi utili a chiarire tutti gli aspetti della vicenda, confrontando l’esito dei rilievi e delle testimonianze con le confessioni dei due ragazzi, uno dei quali - il figlio della coppia - è detenuto a Torino.

«Ora aspettiamo la fine dell’inchiesta - conclude l’avvocato Mangaroni -, poi potremo fare il punto e valutare le scelte più corrette e opportune. Stiamo parlando di adolescenti, minorenni che meritano di essere trattati anche dalla cronaca con tutte le garanzie del caso».

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