Aumento di capitale, 33 nuovi indagati
Raffica di avvisi per dirigenti bancari e della vecchia Fondazione
FERRARA. Parte una nuova raffica di avvisi di garanzia e inviti a comparire per l’inchiesta sul crac Carife legata all’aumento di capitale: procura e finanza hanno notificato atti giudiziari per concorso nei vari reati e in bancarotta patrimoniale a decine e decine di indagati. Non è possibile conoscere con esattezza nè il numero è i nomi, al momento, poichè da quanto si apprende da fonti legali, gli atti sono singoli e non cumulativi. Tra tutti questi vi sarebbero però anche ex dirigenti vecchia Fondazione Carife e altri dirigenti e membri cda di alcune delle banche esterne coinvolte (CariCesena, Banca Valsabbina, Popolare di Bari, Popolare di Cividale) che hanno partecipato all’aumento di capitale con una operazione incrociata, ritenuta fittizia, di sottoscrizione di azioni poi compensate loro da Carife con triangolazioni ritenute sospette.
L’inchiesta dunque ha fatto il giro d’Italia: partendo da Ferrara, si è fermata nelle varie sedi degli istituti accusati di bancarotta patrimoniale per aver concorso alla formazione fittizia del capitale: perchè senza l’aiuto - ribadiamo, ritenuto illegale - delle banche esterne, la dirigenza di vecchia Carife non sarebbe riuscita a raggiungere la quota di 150 milioni di euro, imposta per l’aumento di capitale da Banca Italia. E dunque sarebbe dovuta essere commissariata già nel 2011, anche se questo avverrà, poi, due anni dopo. E da quanto emerge da questi nuovi sviluppi, ora entrerebbe nell’inchiesta sull’aumento di capitale fittizio anche vecchia Fondazione Carife. La raffica di nuovi indagati era già “annunciata” da tempo - anche da questo giornale - con l’annuncio di nuovi interrogatori e alla luce della proroga delle indagini (altri sei mesi di tempo, fino a giugno) che serviranno agli inquirenti per chiarire le posizioni di tutti coloro che hanno deciso questa operazione fittizia, individuando precise responsabilità, ossia il classico «chi ha fatto cosa».
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I nuovi dirigenti e funzionari di banca, ferraresi e non, di Carife e banche esterne ora dovranno essere interrogati nella veste di indagati: gli interrogatori sono fissati a breve e verranno condotti - con un sforzo importante - dagli stessi inquirenti e in pochi casi su delega ai vari investigatori della Finanza delle varie province interessate. I nuovi indagati si vanno ad aggiungere - si faccia attenzione - ai 21 che già compaiono da questa estate negli atti giudiziari di Procura e finanza, raggiunti allora da avvisi di garanzia alla prima conclusione dell’indagine. Come si ricorda tra questi vi sono 17 tra ex dirigenti e membri Cda di vecchia Carife, in carica nell’estate 2011 - quando venne proposta e portata a buon fine l’operazione di aumento di capitale di 150 milioni di euro - e allora vennero indagati anche i 4 rappresentanti legali delle 4 banche esterne (CariCesena, Valsabbina, PopBari, PopCividale ): alcuni interrogati in questi giorni, o almeno erano convocati a Ferrara, ma alcuni di questi - da quanto si è appreso ieri - hanno ritenuto di non dover sottoporsi a interrogatorio.
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Tornata di interrogatori anche questa già annunciata, soprattutto per i rappresentanti legali delle banche citate (CariCesena, Valsabbina, PopBari, PopCividale), banche chiamate in causa ed indagate dagli inquirenti come soggetto per rendere conto, come responsabilità civile, di reati commessi da propri dirigenti o dipendenti: è una norma molto tecnica, la 231, poco applicata ma che potrebbe portare rimborsi ai piccoli e grandi azionisti Carife beffati dall’azzeramento. Tra questi rappresentanti legali, paradosso di questa inchiesta che si fa sempre più intricata, verrà ascoltato per vecchia Carife (indagata per la 231) l’attuale commissario liquidatore, Antonio Blandini, ex commissario vecchia Carife: è chiamato a dover spiegare come “testimone informato sui fatti”, quanto relazionato da anni come accusatore delle operazioni che hanno portato la banca al crac. Crac per cui, ora dopo questi nuovi sviluppi, inizia il conto alla rovescia: nei sei mesi di tempo che restano, i pm Cavallo e Longhi e il procuratore Cherchi dovranno definire con precisione le posizioni di tutti gli indagati, chiudere l’inchiesta e andare a processo: un maxi processo.
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