Ispettori in Comune Sette bocciature su 47 verifiche
I risultati degli accertamenti del Ministero delle Finanze Rilievi mossi per incarichi esterni e incentivi-produttività
Dal 6 aprile al 13 maggio del 2016 tre ispettori del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno fatto le pulci al Comune di Ferrara, esaminando una settantina di documenti per valutare la correttezza della gestione amministrativa e contabile della macchina municipale. Dalla relazione, depositata l’11 gennaio, risulta che su 47 ambiti di verifica 40 sono stati “promossi” mentre per altri 7 sono stati sollevati rilievi critici, per lo più di carattere procedurale. L’esito dell’ispezione ministeriale è stato illustrato ieri dallo stesso sindaco Tagliani, affiancato dal suo vice Massimo Maisto e dal dirigente amministrativo Moreno Tommasini.
Va detto che il “volume” dei sette punti critici registrati dagli ispettori è modesto e negli ambiti di maggior peso (come trasparenza, anticorruzione, bilancio, patto di stabilità, personale) il Comune è uscito indenne. Gli appunti riguardano alcuni incarichi dirigenziali a tempo determinato (collaborazioni esterne) che, secondo gli ispettori, avrebbero sforato la quota massima rispetto al totale del personale. Sull’entità di questa quota però le interpretazioni di Comune e Mef divergono sulla base, manco a dirlo, di norme che confliggono tra loro: dunque per il Mef il tetto è del 17%, per il Comune del 30%. «E paradossalmente - ha detto Tagliani - siamo stati penalizzati dalla politica di riduzione del personale che ha portato i dipendenti a 1300, con un risparmio di 6 milioni di euro». C’è poi la questione dell’accorpamento degli incarichi di Capo di Gabinetto e di Dirigente del Settore Cultura: il Mef lamenta che l’affidamento dell’incarico doveva essere preceduto da una selezione; il Comune ha provveduto nel 2014, ma resta scoperto il triennio 2011-2013. Altro punto contestato, per mancanza di criteri precisi di misurazione, tre progetti per l’erogazione di incentivi di produttività. L’esempio più noto è quello maturato in occasione della vertenza (con relativo “inedito” sciopero) della polizia municipale, che però non compare tra i tre progetti censurati, ma anzi potrà essere preso a modello per “sanare” i compensi contestati. Questi invece riguardano le rilevazioni Istat, la vigilanza nell’attività edilizia e l’emergenza neve e ghiaccio, per un totale di incentivi di poco superiore ai 70mila euro. In realtà la “partita di ping pong” tra Palazzo municipale e il Mef è appena cominciata: l’ente comunale sta già predisponendo le controdeduzioni, richieste entro fine maggio, e da qui il Ministero potrà a sua volta configurare un danno erariale, invalidare gli incentivi contestati o rimettere tutto al giudizio della Corte dei Conti. Con tutta probabilità la questione sarà ereditata dalla prossima legislatura e in ogni caso, come è stato precisato, «anche se dovessero essere confermati i rilievi mossi, il Comune non dovrà sborsare un euro. Si tratterà di risalire alla fonte delle responsabilità individuali ed eventualmente recuperare quanto contestato attraverso la ricontrattazione». (a.m.)
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