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Processo Burci bis, chiesti due ergastoli

Processo Burci bis, chiesti due ergastoli

Dopo l’annullamento delle condanne inflitte a Ferrara, il caso ridiscusso a Rovigo si avvia a un’identica conclusione

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Ergastolo era stata la pena a Ferrara, ergastolo richiesto anche a Rovigo. Cambiano i giudici e i tribunali, da Ferrara a Rovigo, non cambia la pena per i due imputati dell’omicidio di Paula Burci, una ragazzina romena di 19 anni che si prostituiva a Ferrara e che venne uccisa di botte e poi bruciata e abbandonata nella golena del po, a Zocca di Ro dove venne trovata nel marzo del 2008. Ieri davanti alla Corte d’assise di Rovigo, il pm Davide Nalin ha chiesto la pena dell’eragstolo per Sergio Benazzo, 41 anni, idraulico polesano, e Gianina Pistroescu, coetanea romena, sua ex convivente e sfruttatrice della Burci, perché accusati di uno degli omicidi più efferati mai visti nel Ferrarese, e che erano già stati condannati a Ferrara alla stessa pena, confermata poi in appello; la Cassazione aveva però eccepito la competenza territoriale, cancellando il processo che è ripartito da zero davanti alla Corte d’assise di Rovigo.

«Paula Burci venne ceduta dai suoi sfruttatori abituali Benazzo e Pistroescu a un gruppo albanese - ha spiegato il pm Nalin -. Che dovevano dei soldi agli albanesi, e invece di pagarli diedero loro la ragazza. Lei rifiuta di prostituirsi, anche perché veniva obbligata a drogarsi, e siccome c'era stata la ribellione, la ragazza è stata picchiata selvaggiamente». «Ma non è stata picchiata solo con le mani - sottolinea il pm - ma anche con un martello: il movente era evitare che la ragazza, ribellatasi, andasse a denunciare alle autorità di essere stata sfruttata (negli ultimi mesi era stata avvicinata da un ragazzo ferrarese che l’aveva convinta a lasciare la prostituzione, ndr). Poi, per disfarsi del corpo, decisero di dargli fuoco, in un luogo dove c'era la ragionevole possibilità che non venisse trovato. Così non è stato». Il corpo minuto di Paula venne trovato il 24 marzo del 2008 nella Golena del Po a Zocca di Ro.

L’omicidio di Paula - questo il “buco” che non è stato possibile riempire nelle indagini e dalle testimonianze di due imputati - venne eseguito - secondo la ricostruzione - assieme a persone mai identificate e in una data prossima al giorno di San Valentino del 2008. Paula venne massacrata di botte: un gruppo di persone, maschi adulti, si accanì a martellate, calci, pugni e forconate su una ragazzina pesante meno di 50 chilogrammi. Poi, dopo il massacro, il corpo venne dato alle fiamme e abbandonato. Era un pestaggio punitivo che forse degenerò. Poi il viaggio con lei agonizzante in auto, la morte, il corpo dato alle fiamme. Con l'umana speranza che sia questa la corretta successione degli eventi. L'autopsia non ha potuto chiarirlo sino in fondo. Avrebbe pagato in questo modo il tentativo di ribellarsi allo sfruttamento sessuale.

Perché la 19enne, secondo questa ricostruzione, arrivata in Italia col miraggio di un lavoro, era finita a vendersi per strada a Ferrara, obbligata a farlo. Pernottava, secondo la ricostruzione degli investigatori, a Villadose.

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