Risarcita dei 60mila euro persi con i Tango Bond
Confermata anche in Appello la condanna civile della Monte Paschi di Siena I giudici: la banca non informò la cliente. I legali della donna: «Un bel segnale»
Per il Tribunale civile di Ferrara la banca non aveva informato la cliente in modo adeguato sui rischi legati ai “tango bond” e doveva dunque risarcirla dei 60mila euro perduti. Alle stesse conclusioni è arrivata ora anche la Terza sezione della Corte d’Appello di Bologna, che ha respinto il ricorso presentato da Monte Paschi di Siena e confermato le ragioni della cliente. Quest’ultima, una pensionata settantenne, tra il 2000 e il 2001 cob l’allora Banca AntonVeneta aveva acquistato in tre tranche 90mila euro di bond argentini. Quando si è resa conto che l’investimento stava colando a picco la signora si era affrettata a vendere i titoli, salvando però soltanto 30mila euro. A quel punto si era rivolta al Movimento Difesa del Cittadino che attraverso il suo presidente, l’avvocato Gianni Ricciuti, l’ha assistita in questo lungo braccio di ferro con la banca, insieme al collega Michele Montanari. Rifiutata la proposta di arbitrato, perché ritenuta insufficiente, la signora nel 2008 aveva fatto causa alla banca e nel 2011 il Tribunale civile di Ferrara aveva riconosciuto le sue ragioni, condannando la banca a risarcirla di 60mila euro. L’istituto di credito aveva pagato, per poi ricorrere in Appello sostenendo che la signora era in grado di capire perfettamente quanto aveva sottoscritto e che inoltre il suo era un profilo di rischio medio-alto. Ma già di fronte al Tribunale di Ferrara i legali della signora avevano chiesto e ottenuto una perizia sul patrimonio della cliente, ravvisando che più di tre quarti sei suoi investimenti erano di rischio minimo o molto basso. Considerazioni fatte proprie dalla Corte d’Appello di Bologna, che ha confermato la condanna della Mps: quei 60mila euro resteranno alla signora. «Un bel segnale - è il commento dell’avvocato Gianni Ricciuti - oltre che un precedente importante. Mi auguro che questa sentenza possa essere utile a dissuadere comportamenti analoghi da parte degli istituto bancari». Il Movimento Difesa del Cittadino si era formalmente costituito in causa come parte processuale, dando così anche maggior impulso e rilievo alle richieste della cliente.(a.m.)
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